Presentazione del libro "nonostante Auschwitz" di Alberto Burgio
Non ci interessa la ricchezza, ciò che vogliamo è allevare bene i nostri figli. La ricchezza non è di nessuna utilità e non si può portarla con noi una volta morti. Noi non vogliamo ricchezze. Vogliamo amore e pace. (Nuvola Rossa Guerriero Oglala dei Sioux Tetones) Questo Blog vuole essere un punto di incontro per chi crede ancora che"Un altro mondo è possibile",a chi crede ancora negli ideali,a chi crede che oggi ci sia bisogno di una "Resistenza attiva"
La notizia è arrivata e conferma la peggiore delle ipotesi. Rimarrà sotto traccia per ovvi motivi, anche se in Rete possiamo farla circolare. Se siete precari sappiate che non riceverete la pensione. I contributi che state versando servono soltanto a pagare chi la pensione ce l'ha garantita. Perché l'Inps debba nascondere questa verità è evidente: per evitare la rivolta. Ad affermarlo non sono degli analisti rivoluzionari e di sinistra ma lo stesso presidente dell'istituto di previdenza, Antonio Mastropasqua che, come scrive Agoravox, ha finalmente risposto a chi gli chiedeva perché l'INPS non fornisce ai precari la simulazione della loro pensione futura come fa con gli altri lavoratori: "Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale".
Intrage scrive che l'annuncio è stato dato nel corso di un convegno: la notizia principale sarebbe dovuta essere quella che l'Inps invierà, la prossima settimana, circa 4 milioni di lettere ai parasubordinati, dopo quelle spedite a luglio ai lavoratori dipendenti, per spiegare come consultare on line la posizione previdenziale personale. Per verificare, cioè, i contributi che risultano versati.
La seconda notizia è che non sarà possibile, per il lavoratore parasubordinato, simulare sullo stesso sito quella che dovrebbe essere la sua pensione, come invece possono già fare i lavoratori dipendenti. Il motivo di questa differenza pare sia stato spiegato da Mastrapasqua proprio con quella battuta. Per dire, in altre parole, che se i vari collaboratori, consulenti, lavoratori a progetto, co.co.co., iscritti alla gestione separata Inps, cioè i parasubordinati, venissero a conoscenza della verità, potrebbero arrabbiarsi sul serio. E la verità è che col sistema contributivo, i trattamenti maturati da collaboratori e consulenti spesso non arrivano alla pensione minima.
I precari, i lavoratori parasubordinati come si chiamano per l'INPS gli "imprenditori di loro stessi" creati dalle politiche neoliberiste, non avranno la pensione. Pagano contributi inutilmente o meglio: li pagano perché l'INPS possa pagare la pensione a chi la maturerà. Per i parasubordinati la pensione non arriverà alla minima, nemmeno se il parasubordinato riuscirà, nella sua carriera lavorativa, a non perdere neppure un anno di contribuzione.
L'unico sistema che l'INPS ha trovato per affrontare l'amara verità, è stato quello di nascondere ai lavoratori che nel loro futuro la pensione non ci sarà, sperando che se ne accorgano il più tardi possibile e che facciano meno casino possibile.
Quindi paghiamo i nostri contributi che non rivedremo sotto forma di pensione. Se reagiamo adesso, forse, abbiamo ancora la speranza di una pensione minima.
| Secondo quanto affermato dal Segretario Generale della FIOM CGIL, Maurizio Landini, è in atto, da parte della FIAT il tentativo di cancellare il sindacato e “noi reagiremo chiamando a raccolta tutti i lavoratori metalmeccanici perché, se passa questo imbarbarimento generale vengono lesi i diritti di tutti”. Così il segretario della FIOM CGIL, Maurizio Landini, annuncia la mobilitazione dei metalmeccanici per il 28 gennaio. Landini. nel suo intervento durante la conferenza stampa di oggi (29 dicembre), a seguito della riunione del Comitato Centrale della FIOM CGIL, parla di “un atto antisindacale, antidemocratico e autoritario”, da parte della casa automobilistica torinese, e si rivolge “a tutte le forze autenticamente democratiche perché siano vicine ai lavoratori”.Inoltre, aggiunge il leader delle tute blu della CGIL, “lanceremo una raccolta di firme in tutte le fabbriche del paese, incontreremo le forze politiche e chiederemo di parlare nelle assemblee elettive perché questo è un attacco senza precedenti ai diritti”. “La FIOM CGIL - ha concluso Landini - non la cancella la FIAT con un accordo separato. Questa è una pia illusione”. Sulla vicenda, alle parole della FIOM CGIL, si sono aggiunte quelle del Segretario Confederale della CGIL, Vincenzo Scudiere, che ha sottolineato come “l'accordo di Mirafiori nasconde una natura politica che mira a cancellare la FIOM, non è quindi quest'ultima l'anomalia ma è la FIAT a fare politica'”. L'accordo separato siglato il 23 dicembre, ha aggiunto il dirigente sindacale denota ”da parte di FIAT una scelta di carattere autoritario dettata da una visione subalterna alla crisi per cui vanno messi in discussione i diritti dei lavoratori per fare gli investimenti: non è vero che tutto ciò è imposto dalla 'globalizzazione'”. Leggendo bene bene l'accordo, ha spiegato Scudiere, “oltre le questioni di natura sindacale, emerge con forza il suo carattere politico, ovvero la decisione di escludere la FIOM CGIL”. Le stesse organizzazioni sindacali firmatarie di quell'accordo, ha fatto notare Scudiere, “stanno pericolosamente sottovalutando la portata di quell'accordo che, per dirla brutalmente, butta via la FIOM CGIL. Anche perché siamo in una condizione per cui non é vero che quello che si concede oggi si riconquista domani”. |
DAL GIORNALE DI BRESCIA 22/12/2010Jimi: «Ho pagato 6.200 euro, non ho fregato proprio nessuno» Arun: «Se vogliono imbrogliarci ci sono tante cose da occupare»
A tre settimane dalla discesa dei quattro immigrati saliti sulla gru del cantiere Metrobus, Brescia incontra i protagonisti di una protesta che ha tenuto i riflettori nazionali puntati a lungo su via San Faustino. Arun, Jimi, Sajad e Rachid arrivano all'auditorium della scuola media Bettinzoli nell'ambito dell'iniziativa «Parliamo con loro» organizzata dal «Presidio sotto la gru», e la sala è talmente piena che gli organizzatori sono costretti a chiudere le porte già prima dell'inizio. Troppe persone, quasi un migliaio, assiepati sulle scale e sotto il palco, persino riunite a crocchi nel giardino ad ascoltare quantomeno la voce degli oratori, tra cui spicca naturalmente l'eccezionale presenza del premio Nobel Dario Fo accompagnato dall'inseparabile Franca Rame. C'è anche Manlio Milani, presidente dell'associazione delle vittime di Piazza Loggia.
L'incontro comincia con la proiezione di un video che ripercorre gli eventi di ottobre e novembre scorsi e lancia un nuovo appuntamento, una manifestazione a Brescia per sabato. Poi le luci di scena calano e l'attrice Barbara Pizzetti legge alcuni messaggi di solidarietà mandate a Radio Onda d'Urto: «Il vostro gesto fa tremare chi ha imparato a tenere gli occhi bassi" è un verso della poesia scritta da "Donne sotto la gru»; «Grazie di essere venuti nel nostro paese e di aver scelto Brescia», ci tiene a dire Elena.
Poi prende la parola Jimi: il ragazzo egiziano di 25 anni racconta la sua storia, come è entrato in Italia da clandestino e quanto ha sperato, dopo due anni senza poter nemmeno farsi vedere in un ospedale, di potersi regolarizzare nel 2009: «Ho pagato in tutto 6200 euro, tra contributi e sanatoria - dice Jimi - e non ho cercato di fregare nessuno. Se ci fosse stato un cane, lassù sulla gru, in 12 ore avrebbero fatto di tutto per lui, l'avrebbero aiutato». «Siamo lavoratori - gli fa eco Arun - non ladri o delinquenti. Ma se vogliono fregarci ancora, ci sono tante cose da occupare».
QUANDO DARIO FO e Franca Rame salgono sul palco l'ovazione è generale: Franca racconta una storia analoga accaduta negli anni '70 «ma allora tutta Milano ebbe il portafogli e il cuore in mano per aiutare chi era in difficoltà»; Dario invece ricorda le origini di Brescia nel '500, citando un vecchio editto della nostra città: «Quando un uomo batte alla porta inseguito dagli sgherri, tutto ciò che gli chiediamo è se sa e vuole lavorare con noi». Seguono gli interventi del professor D'Andrea, dell'avvocato Vicini, di Edda Pando e di padre Storgato.
