venerdì 15 novembre 2013

SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA'?

Ilva, la telefonata choc di Vendola: risate al telefono per le domande sui tumori

Nel luglio del 2010 il leader di Sel viene intercettato con Girolamo Archinà, il pr della famiglia Riva. "Dica che non mi sono defilato". E dà della 'faccia da provocatore' a chi chiedeva spiegazioni sui morti. Per tutta la giornata di ieri non ha risposto al Fatto

Vendola

E’ il 19 novembre 2009. La conferenza stampa di presentazione del “Rapporto ambiente e sicurezza” dell’Ilva è appena terminata. Luigi Abbate, giornalista dell’emittente tarantina Blustar Tv, si avvicina a Emilio Riva, 87enne ex patron dell’acciaio e gli chiede: “La realtà non è così rosea visti i tanti morti per tumore…”. Riva non è abituato a domande scomode. Abbozza una risposta bofonchiando: “Ve li siete inventati” e si salva grazie all’intervento del suo addetto alle relazioni istituzionali Girolamo Archinà, che strappa letteralmente il microfono dalle mani del giornalista. Il video finisce su Youtube e comincia a fare il giro d’Italia. Diversi mesi più tardi, nel luglio del 2010, appena tornato da un viaggio in Cina anche Nichi Vendola lo vede. A mostrarglielo sono stati “degli amici di Roma”, in quei giorni interessati al caso Ilva perché in quei giorni l’azienda era tornata sulle pagine dei giornali a causa della diffusione dei dati dell’Arpa sui livelli allarmanti di benzo(a)pirene a Taranto. Il video della conferenza stampa sarà al centro di una telefonata tra il governatore della Puglia e Archinà, considerato dai pm la “longa manus” dei Riva. 
Nell’intercettazione, il governatore di Puglia ride di gusto dicendo ad Archinà di aver apprezzato “lo scatto felino”. Confessa di essersi divertito insieme al suo capo di gabinetto. Definisce una “scena fantastica” l’immagine di Archinà che impedisce al giornalista di intervistare Emilio Riva. Il leader di Sel, ridendo, rivolge anche i suoi “complimenti” ad Archinà. Non solo. Riferendosi al giornalista lo definisce una “faccia di provocatore”. Vendola, che afferma di aver fatto davvero le battaglie a difesa della vita e della salute, suggerisce di “stringere i denti” di fronte a questi improvvisatori “senza arte né parte”. E aggiunge: “Dite a Riva che il presidente non si è defilato”.
Oggi Nichi Vendola è tra i 53 indagati dell’inchiesta “Ambiente svenduto”. Per la procura di Taranto, che ha coordinato l’attività investigativa della Guardia di finanza, il leader di Sinistra ecologia e libertà ha fatto pressioni sul direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, perché ammorbidisse il suo atteggiamento nei confronti dell’Ilva. Concussione. Girolamo Archinà, invece, è finito in carcere il 27 novembre 2012. Associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Sono le ipotesi di reato da cui dovrà difendersi l’ex pr dell’Ilva insieme a Emilio, Fabio e Nicola Riva, all’ex direttore della fabbrica Luigi Capogrosso. Ma non è tutto. Archinà, infatti, è accusato anche di corruzione in atti giudiziari per aver versato una tangente di diecimila euro a Lorenzo Liberti, ex consulente della procura, incaricato di svolgere una perizia sulle emissioni nocive dello stabilimento siderurgico. Nel corso dell’inchiesta è anche emerso come molti cronisti locali (e alcune testate) fossero di fatto a libro paga di Archinà. Soldi per nascondere lo scandalo inquinamento e, soprattutto, per non fare domande. 
Per tutta la giornata di giovedì 14 novembre i cronisti de Il Fatto Quotidiano hanno provato a contattare telefonicamente Vendola e i suoi collaboratori. Il cellulare del governatore ha sempre suonato a vuoto. E nonostante l’invio di sms, il leader di Sel non ha mai risposto nè richiamato. 
di Francesco Casula e Lorenzo Galeazzimontaggio di Samuele Orini 
Ascolta la telefonata integrale

lunedì 11 novembre 2013

Comunicato stampa del Centro Sociale 28 maggio di Rovato, del Partito della Rifondazione Comunista e dei Cittadini per la Costituzione di San Vigilio – Concesio

COMUNICATO STAMPA

Sabato 9 novembre 2013 si è svolto il presidio sotto la Prefettura organizzato dal Centro Sociale 28 maggio di Rovato, dal Partito della Rifondazione Comunista e dai Cittadini per la Costituzione di San Vigilio – Concesio.
Abbiamo presentato un esposto al Prefetto per chiedere la chiusura di tutti i covi fascisti sul nostro territorio dopo: il “Sabato Fascista” organizzato da Casa Pound a San Vigilio, il presidio di Forza Nuova per “festeggiare” a suo modo le 363 vittime della strage di Lampedusa al crocevia di Sarezzo, i gravi attentati alla sede di Rifondazione Comunista di Lonato e al Centro Sociale 28 maggio di Rovato, le ripetute provocazioni al quartiere Carmine di Brescia.
Il clima di tensione latente si è accentuato quando abbiamo pubblicizzato il presidio su facebook; sui social network sono infatti comparse ripetute minacce, insulti e inviti ai camerati alla partecipazione al nostro presidio con i sampietrini.
Nella notte antecedente il presidio sono comparsi nel quartiere Carmine e nei pressi del luogo del presidio volantini oltraggiosi sempre riconducibili ai fascisti, tutto questo a dimostrazione che l’allerta che abbiamo voluto lanciare con il nostro esposto al Prefetto è legittima e oltremodo urgente.
Questo clima di tensione evidente avrebbe dovuto allertare le forze dell’ordine, che invece non sono state in grado di gestire le ripetute provocazioni dei nazifascisti presenti da ore nelle vicinanze del luogo del presidio e durante il suo svolgimento.
La questura non ha pensato che fosse utile isolare questi soggetti per renderli inoffensivi, creando i presupposti di una provocazione che ha generato un contatto che poteva essere evitato.
L’intervento tardivo e inefficiente della Celere ancora una volta si è scatenato contro i compagni e le compagne del presidio che tentavano di evitare un inasprimento della situazione.
Una nostra compagna è stata brutalmente manganellata sulla fronte, riportando un grosso ematoma e la rottura degli occhiali che fortunatamente non le ha lesionato gli occhi.
L’impressione che abbiamo è che lo scontro, chiaramente prevedibile, era auspicato per mettere in ombra e ridurre mediaticamente la nostra azione politica antifascista, azione che con l’esposto al Prefetto chiede un’urgente presa di posizione della massima autorità di Governo del territorio sul tema del rispetto della nostra Costituzione “senza se e senza ma”, come scritto nella copertina dell’esposto stesso:
Brescia, mortalmente colpita con la strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974, chiede ancora che ai suoi morti venga data verità e giustizia. Pertanto non possiamo tollerare che formazioni di chiara ispirazione fascista siano presenti sul nostro territorio promuovendo come da sempre POLITICHE DELL’ODIO NEI PERIODI DI CRISI!
A BRESCIA : IN FONDO A DESTRA dobbiamo avere solo serrande chiuse!!!
Brescia, 10 novembre 2013
                                                                                  Centro Sociale 28 maggio
                                                                                  Rifondazione Comunista
                                               Cittadini per la Costituzione di S.Vigilio-Concesio

mercoledì 6 novembre 2013

ECCO IL REGALO DI NATALE DELLA GIUNTA MOSSINI AI CITTADINI DI CAZZAGO S.M.

Discarica DRR approvata alla Macogna - 10 anni di ricorsi buttati dalla finestra!



(uno dei disegni premiati al concorso di idee istituito dalle amministrazioni comunali in carica nel 2010-2011 per sentire anche dai ragazzi del territorio come volevano veder riqualificata la zona della Macogna)


Gentili cittadini,
desideriamo esprimere la nostra posizione sull’autorizzazione di una discarica di inerti presso il bacino estrattivo della Macogna a ridosso della frazione Duomo, cogliendo l’occasione per fornire le informazioni necessarie affinchè ciascuno si formi un’opinione da solo.
Un amaro grazie alle amministrazioni comunali di Rovato e di Cazzago S.M. che, lo scorso 5 aprile 2013, hanno rilasciato un parere favorevole alla discarica di inerti della ditta DRR nel bacino della Macogna azzerando quasi 10 anni di ricorsi, contrariamente ai Comuni di Berlingo e Travagliato.
 
Un altrettanto amaro grazie alla Provincia di Brescia che lo scorso 10 Luglio (con notizia ricevuta dai Comuni solo qualche giorno fa), nonostante vi siano nel bresciano discariche di inerti costrette a ricercare materiale anche fuori Regione, ha autorizzato l’ennesima discarica di inerti mettendo quasi definitivamente sulla via della bocciatura  il progetto di PLIS che da anni le amministrazioni comunali chiedevano venisse riconosciuto dalla Provincia.
Le promesse elettorali dei sindaci di Rovato e Cazzago S.M. sono evaporate: a meno di un anno dalla loro elezione ottenuta anche grazie alla loro dichiarata opposizione a qualunque progetto di nuove cave o discariche nella zona si sono permessi di rilasciare un parere favorevole che ha aperto le porte non solo alla discarica DRR ma a ovvie richieste di autorizzazione che i proprietari dei lotti limitrofi formuleranno. E questi Comuni e la Provincia di Brescia con che faccia diranno di no a iniziative identiche a quella della DRR?
Questa situazione è insopportabile, come è insopportabile che l’amministrazione comunale di Rovato, sollecitata più e più volte sul tema sia in consiglio comunale che da cittadini durante assemblee pubbliche (l’ultima lo scorso Settembre a Duomo, la frazione rovatese affacciata alla Macogna durante una “giunta itinerante”) non abbia reso pubblico il parere positivo alla discarica lasciato agli atti in Provincia fin da aprile. Auspichiamo che, quantomeno le amministrazioni di Berlingo (che ha il pozzo comunale a poche centinaia di metri) e Travagliato facciano il loro dovere ricorrendo contro questa autorizzazione e rimanendo coerenti, almeno loro, alla posizione di contrarietà alle discariche nella Macogna.
Le amministrazioni di Rovato e Cazzago S.M. risponderanno ai loro cittadini di questo loro comportamento scandaloso, non troviamo altro aggettivo per definirlo. Sempre in attesa che Regione Lombardia si degni di modificare prima o poi la legge regionale che norma il settore estrattivo, rendendo la proprietà del fondo cava comunale. Ricordiamo che la proposta di legge avanzata dalle vecchie amministrazioni rovatese e cazzaghese è chiusa nei cassetti della Regione Lombardia dal 2004. Restiamo a disposizione di chiunque volesse ulteriori spiegazioni sulla vicenda.

Circolo PD Rovato”






Allegati:
Segnaliamo anche gli stralci dei documenti che certificano quanto da noi reso pubblico e che sbugiardano clamorosamente l’infantile tentativo dei sindaci di Rovato e Cazzago di mettere una pezza.
DOCUMENTO A:  Verbale conferenza dei servizi del 05/04/2013 in Provincia di Brescia reperibile in rete all’indirizzohttp://www.indiretta.info/rovato/files/2013/11/494921.pdf               
A pag. 4 di 6 si legge:
"....I comuni hanno espresso le seguenti valutazioni tecniche del progetto di discarica:
·         il Comune di Cazzago S.M. esprime parere positivo
·         Il Comune di Rovato esprime parere positivo   “
Si legge inoltre:
"....Ritiene conclusa l'attività istruttoria le cui risultanze sono favorevoli al rilascio dell'autorizzazione anche in considerazione del parere favorevole del Comune interessato territorialmente ed alla VIA positiva..”


DOCUMENTO B: 
L’atto amministrativo conseguente è stata l’autorizzazione provinciale del 10/07/2013 alla discarica di inerti della ditta DRR il cui testo è reperibile in rete all’indirizzo:
A pagina 8 di 30 si legge:
“….RICHIAMATE a tutti gli effetti, anche motivazionali, i verbali delle riunioni della conferenza di servizi del 17/07/2012, 06f09/2012, 07711/2012, 29/01/2013, 05/04/2013 (verbali in atti), nonche' le risultanze della riunione conclusiva svoltasi in data 05/04/2013, nel corso della quale gli enti e gli  convenuti (Comune di Cazzago S. Martino, Comune di Rovato, Comune di Travagliato, Comune di Berlingo, ASL) hanno espresso i seguenti pareri:                                            
·         parere favorevole all‘accoglimento dell’istanza di approvazione del progetto e realizzazione della discarica in oggetto da parte del Comune di Cazzago S. Martino e del Comune di Rovato….”

Nell’autorizzazione (che ha validità DECENNALE) si evidenziano anche quali rifiuti potranno entrare pag 21-22 di 30. Sono ben 43 tipologie diverse di rifiuti tra cui anime di fonderia, fanghi e rifiuti di perforazione di pozzi per acque dolci, terre derivate dalla lavorazione delle barbabietole, fanghi prodotti dai processi di disinchiostrazione nel riciclaggio della carta, rifiuti del trattamento delle scorie, scorie non trattate ecc. Non proprio margherite.

Dal Blog di Angelo Bergomi http://angelobergomi.blogspot.it/

domenica 20 ottobre 2013

Una nuova indecente prova del “giornalismo” cortigiano

Lo spettacolo messo in mostra dalla stragrande parte dei media nazionali ha superato ieri ogni limite di decenza. Come una sola emittente, al segnale convenuto, tutti i notiziari, tutti i telegiornali, in un crescendo spettacolare, hanno cominciato, sin dai giorni precedenti la manifestazione, a martellare sull’imminente messa a fuoco della città di Roma, quasi si fosse di fronte ad un tornado prossimo ad abbattersi sulla capitale con effetti devastanti. Difficile, se non impossibile, riuscire a capire, fra un bollettino paramilitare e l’altro, chi stesse manifestando e per che cosa. Il tema era uno solo: l’annunciata presenza di guastatori che avrebbero messo a socquadro la città. Decine di minuti, ad ogni telegiornale, sono stati impiegati per raccontare l’imponente dispiegamento delle forze di polizia; con altrattanta solerzia sono stati descritti i sicuri disagi cui la popolazione sarebbe andata incontro: il blocco e le deviazioni del traffico, i ritardi dei treni, l’annuncio che molti negozi avrebbero tenuto le serrande abbassate. Gli scontri, dati per inevitabili, anzi, in qualche caso descritti come lo scopo surrettizio del convegno di massa, sono stati quasi invocati come una profezia di sventura e sempre – sempre – associati alle sigle dei soggetti sociali che ‘dovevano’ essere criminalizzati, secondo un collaudatissimo schema comunicativo: No-Tav, No-Muos, migranti in primo luogo. Poi, a manifestazione avviata, ogni collegamento con il corteo e con la piazza, serviva a fornire ragguagli sullo stato dell’ordine pubblico. Cronisti e croniste telecomandati, col volto contrito, come si trovassero sul teatro di sciagure, trasmettevano solo tensiome e preoccupazione. Del tutto incidentali e marginali le interviste ai manifestanti che in pochi secondi provavano a dare un senso alle ragioni e ai temi di una mobilitazione così vasta. Il clima festoso, vivo, intelligente, del tutto pacifico di una manifestazione cui hanno preso parte decine di migliaia di persone è stato trasformato dai media in qualcosa di totalmente diverso. Gli incidenti, assolutamente circoscritti, ad opera di forse duecento ragazzi, sono stati enfatizzati sino a diventare il tema dominante, se non unico, dei servizi televisivi. Insomma, una vera e propria operazione di contraffazione informativa, costruita a fini politici, con la cooperazione servile di un giornalismo mercenario, privo di qualsiasi deontologia professionale. Poi, a cose ormai fatte, di fronte all’evidenza, qualcuno – ma solo qualcuno – ha provato a rettificare il tiro. Ha avuto ragione Ezio Foschi, capo segreteria del sindaco di Roma, Ignazio Marino, a commentare, in presa diretta, che “I veri Black bloc sono tutti quei giornalisti infiltrati nel corteo…delusi dal fatto che non scorra sangue…”.

venerdì 18 ottobre 2013

Qual è il Tupamaro? Qual è il piccista?

Rifondazione Comunista - IX Congresso Nazionale 2013

  • Modifiche allo Statuto approvate dal CPN – pdf
  • Emendamenti allo Statuto Fraleone – pdf
Download del Fascicolo completo

venerdì 11 ottobre 2013

Non è possibile sconfiggere le idee con la forza


O siamo capaci di sconfiggere 
Le idee contrarie con la 
discussione, o dobbiamo 
lasciarle esprimere. Non è 
possibile sconfiggere le idee 
con la forza, perché questo 
blocca il libero sviluppo 
dell'intelligenza.(Che Guevara)

mercoledì 11 settembre 2013

Cile: un paese ancora diviso a 40 anni dal golpe

11 settembre 1973: i caccia bombardano il palazzo presidenziale di Santiago, l'assalto dei carri armati di Pinochet e l'uccisione di Salvador Allende. A ricordare il colpo di stato due cortei diversi. La difficile strada della riconciliazione nazionale
di rassegna.it
 (immagini di Carlo Ruggiero)
Cominciò all'alba dell'11 settembre 1973 con i caccia che bombardavano il palazzo presidenziale della Moneda di Santiago e la marina che si ammutinava a Valparaiso. Poi l'assalto dei carri armati del generale Augusto Pinochet che terminò con l'uccisione di Salvador Allende. Finiva così nel sangue l'esperienza democratica di 'Unidad popular' che aveva portato le sinistre al governo in Cile.

Oggi a Santiago del Cile, in occasione dei 40 anni del golpe, A ricordare il colpo di stato e la morte di Allende ci sono due cerimonie separate, una col presidente Sebastian Pinera, l'altra con l'ex capo di Stato e candidata dell'opposizione alle elezioni di novembre, Michelle Bachelet.

A parlare per prima è stata quest'ultima, durante una cerimonia al museo della Moneda, non molto lontano dal palazzo presidenziale della Moneda, dove a prendere la parola è stato invece Pinera. Due cerimonie, quindi, parallele e separate, che confermano come il Cile sia ancora oggi un paese diviso dalle ferite non del tutto rimarginate del golpe del '73.

“Nessuna riconciliazione è possibile se manca la verità e la giustizia”, ha sottolineato la Bachelet. Anche Pinera ha condannato, con determinazione, "le violazioni dei diritti umani. Non ci sono soluzioni davanti a tanto dolore. Sfortunatamente non possiamo resuscitare i morti né ritrovare i desaparecidos, ma dobbiamo fare quanto possibile per la riconciliazione". "Quello del '73 è stato un golpe che ha spezzato la nostra democrazia e che ha aperto la strada al regime. Ma non e' stato un golpe improvviso, bensi l'esito prevedibile di una lunga agonia e deterioramento della nostra convivenza civile", ha sottolineato, dando cosi' un'interpretazione diversa da quella della Bachelet.

Il ricordo di Allende, che secondo la versione ufficiale è morto suicida il giorno del golpe, è stato al centro degli slogan e di molti dei murales che sono stati dipinti in nove punti diversi del percorso della grande manifestazione che ieri ha attraversato le strade di Santiago. I testi facevano riferimento tra l'altro agli scomparsi ("Dove sono i desaparecidos?"), alla impunità e al 'patto del silenzio'.

"Il Cile non crede alla storia raccontata per anni. La giustizia, la verità e la memoria sono fondamentali per la costruzione di un Paese che si guardi in faccia", ha sottolineato la leader dei "Familiari dei prigionieri-desaparecidos", Lorena Pizarro. "Il perdono non vuol dire impunità. Non sappiamo - ha precisato Pizarro - dove siano i desaparecidos, così come non sappiamo chi siano i militari e i civili coinvolti nei crimini della dittatura". La marcia è stata pacifica, anche se alla fine della manifestazione ci sono stati degli scontri.

martedì 10 settembre 2013

G8 Genova, Cassazione: “A Bolzaneto accantonato lo Stato di diritto”

La Suprema corte rende note le motivazioni della sentenza dello scorso 14 giugno. "Contro i manifestanti portati in caserma violenze messe in atto per dare sfogo all'impulso criminale". "Inaccoglibile", secondo la Quinta sezione penale, "la linea difensiva basata sulla pretesa inconsapevolezza di quanto si perpetrava all’interno delle celle"

G8 Genova, Cassazione: “A Bolzaneto accantonato lo Stato di diritto”
Un “clima di completo accantonamento dei principi-cardine dello Stato di diritto”. La Cassazione mette nero su bianco quello che accadde nella caserma di Bolzaneto dove furono portati imanifestanti no global arrestati e percossi durante il G8 di Genova nel luglio del 2001: “Violenze senza soluzione di continuità” in condizioni di “assoluta percettibilità visiva e auditiva da parte di chiunque non fosse sordo e cieco”. Nelle 110 pagine depositate oggi dalla Suprema corte si spiegaperché, lo scorso 14 giugno, sono state rese definitive sette condanne e accordate quattro assoluzioni per gli abusi alla caserma contro i manifestanti fermati.
La Cassazione ha così chiuso l’ultimo dei grandi processi sui fatti del luglio 2001. Nel precedenteverdetto d’appello, i giudici avevano dichiarato prescritti i reati contestati a 37 dei 45 imputati originari tra poliziotti, carabinieri, agenti penitenziari e medici – riconoscendoli comunque responsabili sul fronte dei risarcimenti. Risarcimenti che però la sentenza definitiva ha ridotto. I giudici puntano il dito contro chi era preposto al comando: “Non è da dubitarsi che ciascuno dei comandanti dei sottogruppi, avendo preso conoscenza di quanto accadeva, fosse soggetto all’obbligo di impedire l’ulteriore protrarsi delle consumazioni dei reati”.
Oltretutto, scrive la Cassazione “non risulta dalla motivazione della sentenza che vi fossero singole celle da riguardare come oasi felici nelle quali non si imponesse ai reclusi di mantenere laposizione vessatoria, non volassero calci, pugni o schiaffi al minimo tentativo di cambiare posizione, non si adottassero le modalità di accompagnamento nel corridoio (verso il bagno o gli uffici) con le modalità vessatorie e violente riferite” dai testimoni ascoltati nel processo.
I giudici di piazza Cavour denunciano come il “compimento dei gravi abusi in danno dei detenuti si fosse reso evidente per tutto il tempo, data l’imponenza delle risonanze vocali, sonore, olfattive e delle tracce visibili sul corpo e sul vestiario delle vittime”. Ecco perché, osserva la Quinta sezione penale, è “inaccoglibile la linea difensiva basata sulla pretesa inconsapevolezza di quanto si perpetrava all’interno delle celle, e anche nel corridoio durante gli spostamenti, ai danni di quei detenuti sui quali i sottogruppi avrebbero dovuto esercitare la vigilanza, anche in termini di protezione della loro incolumità”.
La Cassazione descrive inoltre i comportamenti inaccettabili di chi aveva il comando e non ha mosso un dito per fermare le violenze sui no global: “E’ fin troppo evidente che la condotta richiesta dei comandanti dei sottogruppi consisteva nel vietare al personale dipendente il compimento di atti la cui illiceità era manifesta: ciò non significa attribuire agli imputati una responsabilità oggettiva, ma soltanto dare applicazione” alla norma che regola “la posizione di garanzia da essi rivestita in virtù della supremazia gerarchica sugli agenti al loro comando”.
Erano poi “ingiustificate” le vessazioni ai danni dei fermati “non necessitate dai comportamenti di costoro e riferibili piuttosto alle condizioni e alle caratteristiche delle persone arrestate, tutte appartenenti all’area dei no global”, si legge nelle motivazioni. Insomma, conclude la Suprema corte, le violenze commesse alla caserma di Bolzaneto sono state un “mero pretesto, un’occasione perdare sfogo all’impulso criminale“

giovedì 1 agosto 2013

lunedì 8 luglio 2013

ROSS@ SI PRESENTA A BRESCIA


«In Italia se si vuole costruire una vera sinistra d'opposizione sociale, si deve considerare il Pd come il nemico giurato, perché rappresenta il partito dell'eterno presente, incarna la politica del meno peggio, è privo d'idee e di prospettive, non offre speranze per il futuro». Parole di Giorgio Cremaschi, sindacalista conosciuto per le sue posizioni radicali, oggi leader carismatico di Ross@, il movimento anticapitalista e libertario che sta muovendo i suoi primi passi dopo la nascita avvenuta a Bologna un paio di mesi fa. NUMEROSE assemblee sono state indette per presentare la nuova formazione politica e capire se è possibile trasformarla nel polo d'aggregazione per i mille atomi in cui si è frantumata la sinistra radicale del nostro Paese. A Brescia, città in cui ha trascorso una parte importante della sua vita di dirigente della Cgil, Cremaschi è stato accolto nella sala Buozzi della Camera del Lavoro da una cinquantina di persone. Ha esordito affermando che «una grande finzione, volta a far credere esistano una sinistra e una destra conflittuali tra loro, è in atto in Italia», un gioco delle parti che «rende incomprensibile dove sia una e dove sia l'altra», conflittuali in campagna elettorale, poi «insieme nel governo di larghe intese», un'alleanza che per Berlusconi «rappresenta la sua personale assicurazione contro la galera». «Il sistema che ha il Pd al suo centro», ha insistito, «controlla il Paese attraverso il sindacato e grazie al ricatto legato alla figura del Cavaliere». Il problema è che, pur trovandoci di fronte a una crisi economica senza precedenti «restiamo il Paese più addormentato d'Europa» mentre un tempo eravamo «quello che lottava di più, che vantava le mobilitazioni più imponenti». Ormai passa di tutto, anche a livello sindacale, compreso «l'accordo scandaloso tra Cgil, Cisl e Uil da una parte e Confindustria dall'altra sulle modalità di rappresentanza nei luoghi di lavoro». Che cosa è successo? «Sono anni che accumuliamo tossine che ci hanno portato al disastro finale». La sinistra in Italia «è morta il giorno che, con Rifondazione Comunista, disse sì al governo Prodi». La questione fondamentale è: «O cambiamo la società o precipiteremo in una condizione ancora peggiore». Ross@ si propone come strumento per la costruzione di un nuovo movimento, «perché anche in Italia torni il punto di vista di una sinistra anticapitalistica e libertaria, a tavola c'è un posto libero e noi possiamo occuparlo». 

Fonte: http://www.bresciaoggi.it/

venerdì 5 luglio 2013

BONFADINA :LO SCEMPIO HA INIZIO

Nell'indifferenza più totale della Politica Cazzaghese equamente divisa tra maggioranza e opposizione o presunta tale,in questi ultimi mesi  nella cava Bonfadina sono stati scavati quasi 300.000 mq di ghiaia aprendo un immensa voragine che ospiterà impianti di lavorazione oggi ospitati in un altra cava.
In questi giorni si  vede un gran fermento di camion transitare sulla statale SP BS 11 dove si stà procedendo allo sbancamento dei terreni situati in territorio di Rovato.
Tutto questo stà accadendo nel silenzio più assoluto.Cosa fanno le opposizioni in Consiglio Comunale?Chi si è sempre schierato a favore dell'ambiente e della tutela del territorio, dovrebbe come minimo fare qualche interrogazioni, per sapere cosa stà succedendo, o forse è stato in tempi passati complice delle precedenti amministrazioni che hanno permesso tutto questo?


giovedì 4 luglio 2013

E’ nata R.o.s.s.@

Rossa

R.o.s.s.@ – Movimento anticapitalista e libertario
La nostra collocazione e il nostro scopo
Vogliamo costruire l’unità delle forze antagoniste, in totale alternativa al centrosinistra. Il nostro non è anticapitalismo da convegno, non serve ad abbellire il mondo che ruota attorno al PD. Il nostro è un progetto di rottura.
Il nostro approccio unitario
Nell’ambito di questa impostazione affermiamo con rigore e intransigenza l’urgenza dell’unità antagonista, indicando le responsabilità di chi si attarda a difendere le proprie macerie. Rottura e unità viaggiano assieme. 
La costruzione del blocco sociale antagonista
Lotte ci sono qua e là, ma non c’è un movimento di lotta. Cgil, Cisl, Uil e PD per ora riescono a controllare la situazione e ad evitare che le singole lotte si colleghino. Al contrario noi vogliamo costruire ovunque possibile la rivolta sociale, e dentro di essa far crescere la coscienza della rottura, il rifiuto del riformismo. Nessuna blandizie verso la retorica del movimentismo senza movimento reale, su cui galleggia un piccolo ceto sempre più attratto dal sistema PD.
Il PD, partito di regime
Il “Sistema PD” è il primo avversario di qualsiasi progetto, come il nostro, di indipendenza culturale e politica nel nome dell’anticapitalismo.I gruppi dirigenti FIOM e SEL hanno raccolto tanta domanda e speranza di alternativa, ma come altre volte nel passato le hanno attaccate al carro del sistema PD. La difesa della Costituzione non può più essere la retorica comune che unifica tutti.
La nostra iniziativa per la rottura e l’alternativa
Contro l’ Unione europea, contro le politiche di austerità, contro la riduzione della democrazia ad alternanza tra simili e il presidenzialismo e contro la concertazione delle “parti sociali”, per l’ambientalismo sociale e anticapitalista. L’accordo sulla rappresentanza CGIL-CISL-UIL-Confindustria è il primo atto della controriforma costituzionale del governo Letta. Il fatto che FIOM e sinistre del centrosinistra lo sostengano è un’altra dimostrazione che quei gruppi dirigenti non sono disponibili per un vero conflitto.
I nostri punti fondanti
La lotta alla precarietà e allo sfruttamento delle persone e dei beni comuni, quella contro la devastazione ambientale, la lotta per favorire ed estendere il moderno conflitto sociale, nell’intreccio tra luogo di lavoro e territorio. Lavoriamo su queste basi per l’unità del sindacalismo conflittuale e di classe, basi profondamente diverse dal tradizionale lavorismo. Lottiamo contro l’imperialismo e la guerra globale. Siamo antifascisti. Ma siamo anche risolutamente avversi alla controriforma costituzionale in atto, voluta non solo dalla destra, ma dal PD, da Giorgio Napolitano, dalla Europa del fiscal compact e della BCE. Un tema deve attraversare tutti gli altri: la lotta antipatriarcale e quella antiautoritaritaria. La definizione di libertaria deve essere sempre più costituente della identità di Ross@.
La nostra è una ripartenza
Le organizzazioni politiche della sinistra radicale devono essere disposte a mettere in discussione la loro collocazione e le loro scelte. I loro gruppi dirigenti devono assumersi la responsabilità della inerzia attuale e della depressione tra i militanti. Non chiediamo a nessuno di sciogliersi, ma di partecipare al processo che iniziamo. Ross@ è un’area militante e di militanti che stanno sulle barricate sociali e culturali e contribuiscono a organizzarle. 
Una pratica su tre piani
La pratica del conflitto sociale e politico, l’elaborazione del programma di alternativa, la battaglia culturale contro il liberalismo. Da qui nasce quello che abbiamo chiamato il socialismo del 21° secolo. Oltre che per i suoi opportunismi ed errori, la sinistra radicale in Italia è morta per l’incapacità di proporre altro che non qualche rivendicazione qua e là, è stata vittima del suo minimalismo. Vogliamo ridare senso concreto alla definizione di cambiamento rivoluzionario. Siamo anticapitalisti, non liberali di sinistra.
Ross@ sede di discussione e analisi politica, economica e sociale autonoma
Vogliamo gestire un percorso che eviti sia la violenza che sopprime un punto di vista, sia la diplomatizzazione del confronto, tipica dei coordinamenti “intergruppi”. La condizione è la verità sia nel confronto sia nelle pratiche.
Organizzarci concretamente
Non vogliamo indulgere in schemi del movimentismo. Per avere democrazia vera ci vuole trasparenza e disponibilità al confronto.
Leggi anche la Dichiarazione comune del 23 marzo
Leggi il documento conclusivo dell’assemblea dell’11 maggio
Leggi l’ordine del giorno contro il patriarcato dell’11 maggio