sabato 29 giugno 2013

Addio alla scienziata Margherita Hack, la compagna delle stelle

Addio alla compagna e scienziata Margherita Hack. È stata un'astrofisica, divulgatrice scientifica e molto impegnata in campagne politiche e sociali. E' morta la notte scorsa all'ospedale Cattinara di Trieste, dove era ricoverata da una settimana per problemi cardiaci. Aveva 91 anni. Margherita è stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, ha svolto un'importante attività di divulgazione e dato un forte contributo alla ricerca per lo studio e la classificazione spettrale di molte categorie di stelle. Donna di sinistra, donna comunista, è stata più volte candidata nelle liste del Prc-Pdci sia alle elezioni regionali che nazionali.
Ci mancherai Margherita, ci mancherà quel tuo sorriso, quel tuo impegno mai arretrato nel combattere le ingiustizie di ieri e di oggi.

Senza Censura: [video] deputato arriva a fine seduta per intascar...

Senza Censura: [video] deputato arriva a fine seduta per intascar...: L'eurodeputato Pdl  Raffaele Baldassarre  " si presenta al lavoro a giornata ormai conclusa, senza aver fatto nulla e solo per ri...

mercoledì 26 giugno 2013

Ospitaletto, il pm ferma la Stefana

NELLE FABBRICHE. Il provvedimento preventivo eseguito dall´Asl su disposizione del pm

Stefana, c´è il sequestro - Ospitaletto si ferma

Nel «mirino» della magistratura l´area di evacuazione delle scorie Stop alle attività in acciaieria: la maggior parte degli addetti in Cds

Il provvedimento è stato eseguito ieri mattina e le conseguenze, immediate, non sono passate inosservate.
L´ASL di Brescia - come confermato da fonti vicine all´Azienda sanitaria locale - ha posto sotto sequestro preventivo, su disposizione della magistratura, l´area di evacuazione scorie dello stabilimento di Ospitaletto del gruppo Stefana di Nave; inoltre, avrebbe acquisito documenti. L´intervento, in base a quanto emerso, potrebbe essere la conseguenza della vicenda iniziata con un infortunio sul lavoro - accaduto tre anni anni fa nello stesso reparto: ferito il dipendente di una ditta esterna - e di eventuali mancati adempimenti riscontrati in tema di sicurezza. L´attività all´interno dell´acciaieria si è quindi fermata: i lavoratori interessati (la stragrande maggioranza degli oltre 230 occupati in fabbrica) sono stati messi in contratto di solidarietà. La società, in attesa di conoscere i tempi dello «stop» all´attività, sta valutando anche l´ipotesi di trasferire parte della produzione (e di lavoratori) nell´impianto del gruppo a Montirone. Immediate anche le reazioni del fronte sindacale. «Ci siamo confrontati in assemblea con i lavoratori - spiega Paolo Franzoni della Fiom -. Stiamo cercando di capire la portata di quanto successo e le ricadute sui dipendenti. C´è pieno rispetto per l´operato della magistratura e non vogliamo assolutamente contrapporre il diritto alla sicurezza con il diritto al lavoro. Una volta capiti i tempi per possibili sviluppi incontreremo la proprietà». Stefano Olivari, della segreteria Fim, si augura «che la ricaduta negativa sui lavoratori non sia la conseguenza di mancati interventi aziendali sulla sicurezza in fabbrica». Altre novità dunque per la sede dove, lunedì scorso, è stato siglato l´accordo (con Rsu e Fiom) sulla nuova turnistica dopo una fase caratterizzata anche da scioperi. 
dal BRESCIAOGGI 

lunedì 24 giugno 2013

venerdì 21 giugno 2013

DA NON MANCARE


Purtoppo non potrò assistere a questo concerto perchè sarò in Francia,ma invito tutti gli amanti della buona musica a non perdere questo evento a cui ho assistito nel 2006 a Trento e nel 2010 a Milano.

mercoledì 19 giugno 2013

NESSUN "INCIUCIO"CON OBIETTIVO COMUNE 2.0 Comunicato della Fed. della Sinistra di Cazzago S.M.

Come molti cittadini hanno avuto modo di vedere,la scorsa settimana è stato affisso un manifesto da parte della Fed.Sinistra di Cazzago S.M.
Tale manifesto che esprimeva alcune critiche alle scelte dell'Amministrazione Comunale è stato affisso sulle bacheche di Rifondazione Comunista. 
Lunedì sera la sorpresa,il manifesto è stato coperto da quello di Obiettivo Comune 2.0,uno sbaglio  ( grossolano ) al quale i referenti di Obiettivo Comune dovevano porre rimedio in tempi stretti, coprendo il manifesto con uno bianco in attesa di riaffiggere quello della Fed della Sinistra.
Al momento i manifesti abusivi sono ancora affissi e neanche 2 righe per spiegare l'accaduto appare sul sito di Obiettivo Comune 2.0.Attendiamo fiduciosi gli sviluppi delle prossime ore,nel frattempo mi sento di tranquillizzare  i simpatizzanti della Fed della Sinistra di Cazzago, e nel contempo di dare una delusione ai militanti  de "La Tua Civica" .
Il progetto che volevamo mettere in campo con una lista apparentemente "Democratica", ma di fatto gestita da singoli, in modo autonomo e "carbonaresco", non si è esaurito con la cacciata di qualcuno e l'allontanamento spontaneo del resto del gruppo più a Sinistra de "La Tua Civica".
Noi ci siamo, e invitiamo chi pensa ci sia bisogno ancora di Sinistra ad avvicinarsi senza timore, per partecipare con noi a una nuova stagione politica di Sinistra.

martedì 11 giugno 2013

I CITTADINI ASPETTANO


Sbagliano gli ex Amministratori e l’ex Sindaco Foresti a non ammettere errori che probabilmente ci sono stati!

Sbagliano gli attuali Amministratori ed il Sindaco Mossini, con il pretesto di tali errori, a non fare nulla!!

A un anno dall’insediamento della nuova Amministrazione è il nulla che stiamo vedendo!

Un opera in realtà è stata fatta ed anche in fretta: l’addizionale IRPEF sugli stipendi e sulle pensioni dei Cittadini del nostro Comune………..ma bravi!!……..le mani in tasca!


Veniamo alle opere importanti, importanti per i nostri concittadini:


- NUOVA SCUOLA MATERNA A CAZZAGO  
promessa in campagna elettorale anche dalla Lista Mossini! è un opera molto attesa dai genitori per dare una migliore sistemazione ai propri figli.



- COMPLETAMENTO EDIFICIO PUBBLICO ALLA COSTA
è in stato di abbandono! È un opera attesa dalla Frazione e dalle Associazioni del Comune.

    -RSA A CAZZAGO
È un opera estremamente importante per una degna sistemazione vicina alle proprie famiglie dei nostri anziani.



…????…………altro??……..???

Una seria Amministrazione non si ferma al primo ostacolo!
anche se ereditato da altri!
anche se “non ne ha colpa”!
Una seria Amministrazione si impegna a superare gli ostacoli per dare ai propri Cittadini i servizi necessari!!
Non fare le opere non colpisce l’avversario politico, colpisce la Cittadinanza tutta!!
Una Lista può essere “contro” un'altra Lista!  Una Amministrazione no!!  
Una Amministrazione  AMMINISTRA!!
E non usa lo spazio (sito) ufficiale dell’Amministrazione Comunale e il Consiglio Comunale per le beghe politiche!!!!

Fed.Sinistra Cazzago S.M.

venerdì 7 giugno 2013

OBIETTIVO COMUNE 2.0 SI RINNOVA

"La nostra lista civica, ad un anno di distanza dalle elezioni amministrative, decide di iniziare in questi giorni un nuovo percorso.
La sconfitta elettorale e le vicissitudini che hanno interessato alcune personalità appartenenti al nostro gruppo politico, hanno generato un radicale rinnovamento e ci hanno indotto ad interrogarci a lungo in merito al nostro futuro."
Questo si leggeva su un post del Blog di (Obiettivo Comune) http://www.listacivicacazzago.it/ il 25 aprile 2013 (Ops...... proprio il giorno della liberazione),naturale quindi il pensiero ad un rinnovamento e una liberazione dai vecchi "politicanti" di Cazzago S.M.
Nel Consiglio Comunale di ieri abbiamo preso atto delle dimissioni (4 in un anno) del consigliere Dalola Daniela prontamente sostituita da Bonardi Dario nuovissimo esponente del panorama politico di Cazzago S.M. Se il rinnovamento visto ieri sera, fà parte delle nuove strategie politiche di Obiettivo Comune, credo che la Sinistra a Cazzago rimarrà a lungo all'opposizione .

mercoledì 5 giugno 2013

Tensione alla Thyssen di Terni...Sindaco ferito

Il Sindaco di Terni ancora non si capacità della inaudita violenza perpetrata dalla Polizia ai danni dei lavoratori che sfilavano in un corteo pacifico.
Questo è quanto di meglio il governo Letta riesce a mettere in campo?Se queste sono le premesse l'autunno sarà veramente caldo,un autunno di quelli che ricorderemo per anni. La macelleria sociale che il governo stà mettendo in atto con la complicità di accordi capestro  (intesa Cgil-Cisl-Uil-Confindustria) non stà aiutando i lavoratori in difficoltà ma accresce il malumore all'interno delle fabbriche.

sabato 1 giugno 2013

Raggiunta intesa tra Sindacati e Confindustria sulla rappresentanza. Camusso e Squinzi in coro: "Accordo storico"

Ora il disegno programmato dalla CGIL con l'appoggio del PD è completo.L'accordo raggiunto è un macigno sulla testa dei lavoratori e delle RSU che sono sempre state in prima fila nelle lotte in fabbrica.La parola magica è " ESIGIBILITA' "che in parole povere significa basta conflitti nelle fabbriche.
Dopo anni di tesseramento Fiom mi spiace leggere sui giornali le dichiarazioni di Landini, ora più che mai lo considero un venditore di fumo al pari di Vendola, bravi a fare proclami nei salotti televisivi, bravi a chiamare i lavoratori in piazza per autoincensarsi e legittimare la loro leadership.Questo è il vero inciucio, non il governo dove siedono ora tutti ex democristiani divisi in destra e sinistra fino a poco fà ma pronti ad alleanze improbe.Landini si presenti davanti alle fabbriche invece di partecipare ai talk show e spieghi come mai ha cambiato idea.

GIORGIO CREMASCHI – La grande truffa del patto sulla rappresentanza

Quando ho cominciato a fare il sindacalista negli anni 70 del secolo scorso, dopo ogni accordo sindacale la prima cosa che chiedevano i lavoratori in assemblea era: ma il padrone lo applicherà?
Allora in genere si facevano accordi che miglioravano la condizione delle persone, e la prima preoccupazione era quella di non dover fare troppi scioperi anche per ottenere l’applicazione della intensa appena conquistata.
Oggi la piena “esigibilità” degli accordi viene vantata dal presidente della Confindustria come il maggior pregio dell’accordo sulla rappresentanza appena sottoscritto con CGIL CISL UIL. La ragione di questa inversione di ruoli è molto semplice, gli accordi che si fanno e si faranno servono a peggiorare il salario e le condizioni di lavoro e quindi è alle persone sottoposte ad essi che bisogna imporre l’ubbidienza. Questo significa la piena applicazione dell’accordo del 28 giugno 2011, con il suo via libera al regime delle deroghe ai contratti nazionali.
L’accordo serve a superare ciò che ancora resta della divisione tra lavoratori garantiti e non, naturalmente estendendo a tutti la condizione peggiore. Del resto la flessibilità dei salari e degli orari è ciò che ci chiede la Commissione Europea per proseguire la politica di rigore.
L’accordo è la istituzionalizzazione della austerità nei luoghi di lavoro.
In pratica l’accordo istituisce il maggioritario sindacale con soglia di sbarramento.
Attenzione, lo sbarramento vero non è quel confuso 5% di rappresentatività che dovrebbe dare accesso al tavolo dei contratti, quello è un trucco per gonzi e giornalisti economici, perché la selezione avviene prima. Infatti fruiscono del diritto alla rappresentanza solo le organizzazioni che sottoscrivono l’accordo impegnandosi al rispetto di tutte le sue parti.
Per capirci è come se la nuova legge elettorale stabilisse che possono candidarsi al Parlamento solo le forze politiche che sottoscrivono la politica di austerità, il fiscal compact e quanto altro serva. In fondo la proposta Finocchiaro ci è andata vicino…
Escluso così preventivamente tutto il mondo sindacale che non si riconosce in CGIL, CISL UIL e ancor di più esclusa ogni nuova rappresentanza del mondo del lavoro, affermato il principio che chi siede al tavolo oggi occupa tutti i posti presenti e futuri, il maggioritario serve a disciplinare ciò che resta di diversità conflittuale, per capirci la FIOM e quelle RSU che ancora organizzano scioperi.
Il maggioritario sindacale stabilisce che una volta scremata preventivamente tra buoni e cattivi la presenza al tavolo, tra i rimasti la maggioranza decide e la minoranza si adegua.
Bisogna dare atto al senatore Pietro Ichino di essere stato il primo a proporre un si
stema di questo genere.
Tra i sindacati firmatari, accedono al tavolo quelli che rappresentano più del 5% tra iscritti e voti per la elezione delle Rappresentanze Sindacali Unitarie. Dove i lavoratori non votano per eleggere chi li rappresenta, ma il sindacato nomina propri fiduciari con le RSA, si continuerà a non votare e conterà per la misura della rappresentanza solo il numero degli iscritti.
Fatti tutti questi conteggi, i sindacati che assieme raggiungono il 50% più uno della rappresentanza decidono.
Sulla piattaforma decidono le organizzazioni senza consultazione dei lavoratori e le aziende trattano solo con la maggioranza, la minoranza sta al tavolo e guarda.
Sugli accordi decide la stessa maggioranza e consulta i lavoratori, in modalità certificate da definire. Cioè non necessariamente con il referendum, ma anche con il voto palese registrato in assemblea. Sotto questo aspetto l’accordo è più arretrato del modello Marchionne, che è stato instaurato con il referendum.
Una volta deciso si esegue, anche se l’accordo non ti piace.
C’è stata la consueta ipocrisia da parte dei dirigenti sindacali in questi giorni. Noi non accetteremo le sanzioni contro gli scioperi, hanno proclamato. Ma l’intesa confederale ovviamente non ha questo compito, essa definisce un accordo quadro che verrà formalizzato nei contratti e negli accordi aziendali, questi ultimi con le nuove rappresentanze aziendali, appositamente selezionate nelle nuove elezioni e nomine previste nei prossimi sei mesi.
Il testo in ogni caso non si presta ad equivoci. I firmatari si impegnano a definire nei contratti “clausole di raffreddamento”, cioè inibizione dello sciopero e delle azioni legali. E non esiste clausola di raffreddamento che non preveda sanzioni per chi non la rispetta.
Per capirci, se questa intesa fosse stata operativa quando la Fiat impose l’accordo capestro a Pomigliano, la FIOM avrebbe dovuto accettare l’intesa e in cambio sarebbe rimasta al tavolo e avrebbe continuato a godere dei diritti sindacali. Ora la CGIL firma quell’accordo e lo estende a tutto il mondo del lavoro anche per conto della FIOM.
Questo accordo pretende di cancellare dai luoghi di lavoro la stessa idea del conflitto sociale, vuole prevenire le lotte e le rivolte che si preparano. Se esso fosse stato siglato negli anni 50 non avremmo oggi lo Statuto dei lavoratori e quanto ancora resta dei diritti del lavoro e dello stato sociale. Esso definisce il regime della complicità sindacale, secondo la definizione del libro bianco dell’allora ministro Sacconi, ed è il primo atto di una più vasta controriforma della Costituzione repubblicana, sulla quale si stanno accingendo i partiti di governo che esultano ed i poteri economici che festeggiano ancora di più.
Per la CGIL è una resa rispetto ai propri principi fondativi.
Cosa allora farà Landini, cancellerà per il classico piatto di lenticchie tutto quello che ha significato in Italia il suo no alla Fiat, oppure manifesterà e organizzerà il dissenso a questa intesa liberticida?
Speriamo, in ogni caso la lotta alle larghe intese politiche e sindacali avrà un nuovo avvio proprio dalla lotta a questo accordo. Qui bisogna subito costruire l’unità dei tanti che non ci stanno.
La ripresa sociale e politica, l’alternativa alle politiche di austerità passa oggi anche dal rigetto del patto sulla rappresentanza.
Giorgio Cremaschi

mercoledì 29 maggio 2013

Franca non c’è più, il teatro italiano è più povero

È morta Franca Rame. L’attrice aveva 84 anni ed era malata da tempo. Una vita dedicata allo spettacolo e al sociale al fianco del marito Dario Fo. Era stata senatrice, eletta nelle liste dell’Italia dei valori. Subì una violenza da gruppo fascista.
La Rame era riuscita a superare il dolore della violenza subita inscenando per anni uno spettacolo basato sul suo stupro. Riuscì anche a ripeterlo in tv, sulla Rai. Era “Fantastico 1988″, condotto da Adriano Celentano. Nel marzo del 1973, Franca Rame venne rapita da esponenti dell’estrema destra e subì violenza fisica e sessuale. Il reato fu denunciato, ma la sentenza arrivò solo venticinque anni dopo: tutti liberi. Il reato era caduto in prescrizione.

venerdì 24 maggio 2013


di Sergio Bellavita*

Non sappiamo come si concluderà la cosiddetta trattativa su rappresentanza e democrazia avviata semiclandestinamente tra i vertici di Cgil Cisl Uil e Confindustria. Trattativa che pareva fino a pochi giorni fa in dirittura d'arrivo ed oggi e' nuovamente scomparsa nel mellifluo pantano della difficile composizione dei diversi e sostanziosi interessi padronali,politici e sindacali in gioco.

Non conosciamo ovviamente i dettagli dell'accordo che verrà, ne' il livello di asprezza del sistema sanzionatorio che accompagnerà il nuovo modello di relazioni. Cosi come non sappiamo quale giudizio particolareggiato esprimerà il comitato centrale della fiom sull'accordo stesso. Quello che sappiamo con certezza è che si prefigura un sistema corporativo, liberticida e autoritario in cui il voto dei lavoratori diventa, non già la conquista del diritto democratico a decidere sui contratti che li riguardano, ma esattamente lo strumento per accompagnare la contrattazione di ricatto, di restituzione e per impedire infine l'esercizio dell'opposizione sindacale.

Così come sappiamo purtroppo, che la maggioranza del gruppo dirigente Fiom ha dato via libera proprio a quel patto sociale. Lo ha fatto in maniera esplicita, senza tentennamenti ne' infingimenti. ll massimo organismo Fiom riunito giovedì 23 maggio era infatti chiamato a esprimere un giudizio compiuto sui contenuti della trattativa a livello confederale. La seduta cadeva dopo gli esecutivi unitari del 30 aprile scorso che hanno licenziato l'intesa Cgil Cisl Uil su rappresentanza e democrazia che è oggi oggetto della trattativa con Confindustria.

In relazione Landini ha presentato l'accordo interno a Cgil Cisl Uil come una sostanziale affermazione delle battaglie della Fiom per il diritto democratico dei lavoratori di decidere sui contratti che li riguardano. Un giudizio che non condividiamo ed anzi riteniamo reticente rispetto alla vera natura del patto che si profila. Per questa ragione abbiamo provato a ragionare su un solo punto, il tema dell'esigibilità degli accordi. Proponendo di riconfermare quella che pareva un'ovvietà: la contrarietà Fiom al modello Marchionne che esclude i sindacati non firmatari cancellandone la rappresentanza interna e che per questa ragione impedisce il diritto dei lavoratori ad opporsi ad accordi capestro. Il modello, per capirci, che ancora oggi tiene la Fiom e i suoi delegati fuori dai cancelli e senza agibilità.

Eppure quella che doveva essere un'ovvietà, è stata considerata addirittura alternativa al giudizio positivo sull'intesa Cgil Cisl Uil espresso nell'ordine del giorno finale della segreteria nazionale e posta in votazione contrapposta. L'ennesimo voto di fiducia al segretario che impedisce, ormai da anni, la libera discussione del Comitato Centrale. Una scelta grave che conferma la linea del progressivo rientro, dopo aver abbandonato ogni volontà conflittuale, negli angusti spazi del sindacalismo complice, ne più ne meno di quello che da tempo fanno le altre categorie della Cgil, della Cisl e della Uil. Con la sostanziale differenza che chi pagherà il prezzo più alto per questo rientro sono esattamente i delegati e le delegate Fiom che in questi anni hanno lottato, resistito e creduto nel loro sindacato.

Non abbiamo detto no a Marchionne perché mancava un posto a tavola, ma esattamente perché volevamo rovesciare quel tavolo imbandito a spese dei lavoratori. La nostra battaglia riparte da qui.

(*Rete 28 Aprile)

giovedì 23 maggio 2013


La mia lotta, in direzione ostinata e contraria

don Andrea Gallo -
Ho visto gioiosamente nascere la democrazia nel 1945, con la mia Brigata Partigiana, comandata da mio fratello, ex tenente del Genio Pontieri, sopravvissuto alla tragica campagna di Russia, a diciassette anni di età. Diventato vecchio – 84 anni e mezzo – devo vederla vergognosamente morire?
Ho riflettuto a lungo sulla crisi economica finanziaria che stiamo attraversando. Non è scandalosa la “teoria” di chi si ostina a vedere nel profitto l’unica molla creativa, innovativa del progresso, quale sia la destinazione degli investimenti? Perché si è permesso la concentrazione del potere economico nelle mani bramose di pochi grandi colossi mondiali? Lasciamo le storielle dei complotti. Semplicemente siamo giunti al momento più vittorioso di un’economia vecchia di ottanta anni. Siamo al passaggio dal capitalismo di un tipo ad un capitalismo d’altro tipo. Altro che parlare di crisi! Abbiamo dimenticato nel ’47 Von Hayek, Friedman e la Scuola di Chicago? Dopo la Seconda guerra mondiale si adottò la ricetta keynesiana e il mondo veniva ricostruito.
La crisi attuale è la vittoria degli ultraliberisti con l’assenza di un’alternativa ritenuta valida. La debolezza della politica occidentale e la scomparsa dei valori di civiltà hanno fatto il resto. I ricchi sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, disse Paolo VI in un mirabile discorso all’Onu. C’è una evoluzione in atto, non una generica crisi. Irrompe un cambiamento della stessa portata della nascita delle banche nel XVII secolo. Gli economisti e gli statisti attuali ne sono imbevuti e, rivestendo posti di responsabilità, la applicano senza scrupoli. Un mercato, un potere economico. Lo dice Stiglitz, Nobel per l’economia, «il mercato e il potere finanziario creano armi di distruzione di massa». Questa logica liberista è propugnata dalle banche. Tra le più potenti, la Goldman Sachs americana.
CONTINUA |PAGINA 3 Gli economisti italiani (Draghi, Monti e soci) sono composti chierichetti di questo neoliberalismo, in una blindata cattedrale del Dio Denaro. Goldman Sachs è una delle più importanti banche internazionali che agisce sui mercati adottando questa perversa logica capitalista. Non ha un «volto umano».
Una persona onesta non può più accettare un sistema di apartheid mondiale, dove il 20 per cento della popolazione mondiale consuma l’80 per cento delle risorse; e dove si spendono tre milioni di dollari in armamenti, ma in un minuto muoiono di fame dieci bambini.
Si vuole costruire un’alternativa? Sono sempre più numerosi i giovani europei che hanno perso la fiducia nel futuro. Scoraggiati, inattivi. Sia chiaro: è un processo molto impegnativo, lungo e complesso. La colpa di questa colossale truffa delle banche è stata addossata al debito pubblico per imporre austerità e conseguente perdita del patrimonio pubblico.
Il 2 marzo 2012, 25 dei 27 capi di stato della Ue hanno firmato il fiscal compact. Diventano permanenti i piani di austerità, una serie di tagli a stipendi, pensioni, il diritto e la dignità del lavoro e la privatizzazione dei beni comuni. Il potere economico ha imposto Draghi, governatore della Bce, già vicepresidente della Goldman Sachs. E un sorprendente senatore a vita, Monti, capo di un governo”tecnico”. Il presidente del consiglio, sostenuto da Pdl, Terzo Polo e Pd, è stato consulente della stessa banca americana e ora consulente anche della Coca Cola e nei cda delle Generali e della Fiat. E i ministri dove sono stati precettati? Passera, Ad di Intesa San Paolo; Fornero: vicepresidente di Intesa San Paolo; Gnudi, amministratore di Unicredit Group; Giarda, vicedirettore della Banca Popolare e amministratore Pirelli. È forse un governo tecnico per il bene dell’Italia o una dittature delle banche, salvate da parecchi miliardi in America e in Europa? In una crisi nata nelle banche e mascherata dal debito pubblico.
In nome della Costituzione, non possiamo accettare la macchina infernale del patto fiscale, né la ratifica di un parlamento servile, né la modifica costituzionale dell’articolo 81, perché a pagare tutte le spese è chiamato solo il mondo del lavoro e le piccole imprese. Constato dolorosamente l’appoggio e l’elogio solenne del Vaticano e della Cei all’Agenda Monti.
E allora dico: alziamo la testa. Abbiamo di nuovo l’Uomo della Provvidenza? Il paese a pezzi va alle urne in una confusione generale. L’Agenda Monti è al centro e si è messa al comando delle operazioni col sostegno della Confindustria e del Vaticano e delle forti cancellerie occidentali. Come agiscono le altre forze politiche, l’Agenda Grillo, Ingroia, Berlusconi e Bersani? Chi saprà tracciare piste di riflessione e conseguenti azioni? Il debito pubblico è un dogma? I nostri padri costituenti erano stati capaci di unità delle varie matrici ideali per mettere fine al fascismo ed edificare una Italia democratica.
A mio avviso oggi nessuno ci riesce. È scomparsa la cultura del bene comune come priorità assoluta. Il singolo si agita, si organizza, per diventare “protagonista” e si sforza di condividere un gesto collettivo. «Osare la speranza nella democrazia» era il motto della mia Brigata Partigiana. Non voglio arrendermi. Con la sinistra sociale politica, i sindacati, la Fiom, sono ancora impegnato per traghettare il popolo italiano dalla solidarietà assistenziale ad una solidarietà liberatrice, strutturale, nei diritti di tutti. Continuo a lottare in direzione ostinata e contraria.
Il Pd e Sel, con il grande evento delle primarie, hanno lanciato un segnale positivo: non dettare agende ma dare spazio ai “protagonisti”, partendo dal basso e mettendoci in rete a livello italiano ed europeo, per vedere fiorire il nuovo. È indispensabile rischiare. Il programma sia trasparente, anticipatore, progettuale. Solo così potremo ancora una volta, con tanta sofferenza, con i nostri dubbi, tentare di sradicare nelle nuove e nuovissime generazioni, l’assenza di futuro.
* Questo articolo è stato pubblicato sul manifesto del 2 gennaio 2013
Il Manifesto – 23.05.13

mercoledì 22 maggio 2013

Don Gallo




Alle 17.45 il grande cuore di Don Andrea si é fermato.Voglio ricordarlo con il pugno alzato  la sciarpa rossa e l'immancabile toscano.Ciao

mercoledì 15 maggio 2013


Franciacorta, i comitati contro il Regolamento sull'uso dei pesticidi: "Le istituzioni non ci hanno ascoltato"

Con una nota il gruppo di comitati, liste civiche e associazioni franciacortine che dal luglio del 2012 si stanno impegnando per promuovere l'idea di un'agricoltura libera dagli inquinanti chimici e dai pesticidi, intende chiarire la propria posizione rispetto al “Regolamento sull'uso degli agrofarmaci in Franciacorta” in via di approvazione nei 18 consigli comunali della zona.
DI SEGUITO IL TESTO INTEGRALE DELLA NOTA:
A differenza di quanto dichiarato dal sindaco di Paderno Vivenzi durante il consiglio comunale del 30 aprile 2013, le 4 proposte che il gruppo ha formulato fin dal primo documento prodotto nella scorsa estate, NON SONO STATE INSERITE NEL REGOLAMENTO, se escludiamo il divieto per i pesticidi T e T+. Per questo motivo la versione finale del Regolamento non può essere da noi né condivisa né sottoscritta. Negli incontri che ci sono stati concessi in questi mesi, l'Asl, il Consorzio e gli amministratori hanno ribadito che le nostre argomentazioni sono valide e che l'obiettivo di fondo di una “conversione ecologica dell'agricoltura” è condiviso; nella pratica però le norme che vengono inserite nel Regolamento dopo un anno di gestazione sono del tutto insufficienti a fermare l'abbondante esposizione della cittadinanza a questi prodotti nocivi e a bloccarne il loro accumulo nei suoli e nell'acqua. Su tutto spicca il mancato divieto per i prodotti classificati come cancerogeni e mutageni spesso inseriti nella categoria di pericolosità Xn. Il gruppo “no pesticidi in Franciacorta” ripartirà quindi da questo Regolamento deficitario e dalla mancata collaborazione fra le istituzioni e la cittadinanza, riproponendo azioni sul tema che, oltre alla normale vigilanza e al tentativo di modificare il regolamento, saranno orientate alla sensibilizzazione e sulla messa in discussione dell'etichetta “green” che l'industria dello spumante tenta, anche con l'operazione Regolamento sull'uso dei fitofarmaci, di ritagliarsi addosso.


Fonte: Comunicato stampa

lunedì 13 maggio 2013

BOICOTTIAMO BENETTON

di Giorgio Cremaschi - Lo sappiamo oramai cosa è la globalizzazione per il lavoro. È un sistema di sfruttamento brutale delle persone a cui vengono negati o sottratti diritti sanciti dalle leggi dagli accordi internazionali dai principi della civiltà e della democrazia. Dopo la tratta degli schiavi che finanziò la prima grande rivoluzione industriale della fine del 700, questa globalizzazione è ciò che le somiglia di più. Come allora produce ricchezza anche se la distribuisce in maniera vergognosa. Come allora le briciole di questa accumulazione si distribuiscono a vasto raggio, ne ricevono anche tanti che ricchi non sono, anche coloro che sono vittime di questo moderno schiavismo. (...)
Ma questo non vuol dire che tutti siamo colpevoli allo stesso modo. No, non ci sto. Rifiuto  la moderna versione della  propaganda degli schiavisti del sud degli Stati Uniti, che nell'800 spiegavano che anche gli operai di New York usavano il cotone fatto dagli schiavi.
Odio gli indifferenti e i complici, ma distinguo. Viviamo tutti nello e dello stesso  sistema criminale dalla globalizzazione capitalista,  ma tra chi di questo sistema tira i fili delle decisioni e trae i massimi profitti, e chi con tutte le sue contraddizioni cerca di abolirlo c'è una bella differenza.
Perché se c'è il sistema schiavista, ci sono anche i proprietari di schiavi e i caporali che ne eseguono gli ordini. 
Io dico che i Benetton sono dei criminali, perché se si appalta il lavoro in Bangladesh  a certi prezzi, a certe imprese, a certe autorità, se si pretende un certo guadagno per maglietta, non si può non sapere che la gente muore per farle.
Non sono certo i soli, ma devono pagare, da qualche parte bisogna pur cominciare.
Quindi chiedo che i Benetton siano incriminati dalla magistratura per corresponsabilità nella strage di Dacca.
Credo giusto che si lanci una campagna di boicottaggio di tutti i prodotti Benetton. Domando che il parlamento faccia una inchiesta sulle proprietà di questa famiglia: perché sono concessionari delle autostrade e fanno le magliette in Bangladesh, è compatibile? Per me no.
Insomma basta con questa logica assolutoria , tutti responsabili nessuno responsabile e avanti così... qui il colpevole c è e diamoci da fare.