domenica 20 ottobre 2013

Una nuova indecente prova del “giornalismo” cortigiano

Lo spettacolo messo in mostra dalla stragrande parte dei media nazionali ha superato ieri ogni limite di decenza. Come una sola emittente, al segnale convenuto, tutti i notiziari, tutti i telegiornali, in un crescendo spettacolare, hanno cominciato, sin dai giorni precedenti la manifestazione, a martellare sull’imminente messa a fuoco della città di Roma, quasi si fosse di fronte ad un tornado prossimo ad abbattersi sulla capitale con effetti devastanti. Difficile, se non impossibile, riuscire a capire, fra un bollettino paramilitare e l’altro, chi stesse manifestando e per che cosa. Il tema era uno solo: l’annunciata presenza di guastatori che avrebbero messo a socquadro la città. Decine di minuti, ad ogni telegiornale, sono stati impiegati per raccontare l’imponente dispiegamento delle forze di polizia; con altrattanta solerzia sono stati descritti i sicuri disagi cui la popolazione sarebbe andata incontro: il blocco e le deviazioni del traffico, i ritardi dei treni, l’annuncio che molti negozi avrebbero tenuto le serrande abbassate. Gli scontri, dati per inevitabili, anzi, in qualche caso descritti come lo scopo surrettizio del convegno di massa, sono stati quasi invocati come una profezia di sventura e sempre – sempre – associati alle sigle dei soggetti sociali che ‘dovevano’ essere criminalizzati, secondo un collaudatissimo schema comunicativo: No-Tav, No-Muos, migranti in primo luogo. Poi, a manifestazione avviata, ogni collegamento con il corteo e con la piazza, serviva a fornire ragguagli sullo stato dell’ordine pubblico. Cronisti e croniste telecomandati, col volto contrito, come si trovassero sul teatro di sciagure, trasmettevano solo tensiome e preoccupazione. Del tutto incidentali e marginali le interviste ai manifestanti che in pochi secondi provavano a dare un senso alle ragioni e ai temi di una mobilitazione così vasta. Il clima festoso, vivo, intelligente, del tutto pacifico di una manifestazione cui hanno preso parte decine di migliaia di persone è stato trasformato dai media in qualcosa di totalmente diverso. Gli incidenti, assolutamente circoscritti, ad opera di forse duecento ragazzi, sono stati enfatizzati sino a diventare il tema dominante, se non unico, dei servizi televisivi. Insomma, una vera e propria operazione di contraffazione informativa, costruita a fini politici, con la cooperazione servile di un giornalismo mercenario, privo di qualsiasi deontologia professionale. Poi, a cose ormai fatte, di fronte all’evidenza, qualcuno – ma solo qualcuno – ha provato a rettificare il tiro. Ha avuto ragione Ezio Foschi, capo segreteria del sindaco di Roma, Ignazio Marino, a commentare, in presa diretta, che “I veri Black bloc sono tutti quei giornalisti infiltrati nel corteo…delusi dal fatto che non scorra sangue…”.

venerdì 18 ottobre 2013

Qual è il Tupamaro? Qual è il piccista?

Rifondazione Comunista - IX Congresso Nazionale 2013

  • Modifiche allo Statuto approvate dal CPN – pdf
  • Emendamenti allo Statuto Fraleone – pdf
Download del Fascicolo completo

venerdì 11 ottobre 2013

Non è possibile sconfiggere le idee con la forza


O siamo capaci di sconfiggere 
Le idee contrarie con la 
discussione, o dobbiamo 
lasciarle esprimere. Non è 
possibile sconfiggere le idee 
con la forza, perché questo 
blocca il libero sviluppo 
dell'intelligenza.(Che Guevara)

mercoledì 11 settembre 2013

Cile: un paese ancora diviso a 40 anni dal golpe

11 settembre 1973: i caccia bombardano il palazzo presidenziale di Santiago, l'assalto dei carri armati di Pinochet e l'uccisione di Salvador Allende. A ricordare il colpo di stato due cortei diversi. La difficile strada della riconciliazione nazionale
di rassegna.it
 (immagini di Carlo Ruggiero)
Cominciò all'alba dell'11 settembre 1973 con i caccia che bombardavano il palazzo presidenziale della Moneda di Santiago e la marina che si ammutinava a Valparaiso. Poi l'assalto dei carri armati del generale Augusto Pinochet che terminò con l'uccisione di Salvador Allende. Finiva così nel sangue l'esperienza democratica di 'Unidad popular' che aveva portato le sinistre al governo in Cile.

Oggi a Santiago del Cile, in occasione dei 40 anni del golpe, A ricordare il colpo di stato e la morte di Allende ci sono due cerimonie separate, una col presidente Sebastian Pinera, l'altra con l'ex capo di Stato e candidata dell'opposizione alle elezioni di novembre, Michelle Bachelet.

A parlare per prima è stata quest'ultima, durante una cerimonia al museo della Moneda, non molto lontano dal palazzo presidenziale della Moneda, dove a prendere la parola è stato invece Pinera. Due cerimonie, quindi, parallele e separate, che confermano come il Cile sia ancora oggi un paese diviso dalle ferite non del tutto rimarginate del golpe del '73.

“Nessuna riconciliazione è possibile se manca la verità e la giustizia”, ha sottolineato la Bachelet. Anche Pinera ha condannato, con determinazione, "le violazioni dei diritti umani. Non ci sono soluzioni davanti a tanto dolore. Sfortunatamente non possiamo resuscitare i morti né ritrovare i desaparecidos, ma dobbiamo fare quanto possibile per la riconciliazione". "Quello del '73 è stato un golpe che ha spezzato la nostra democrazia e che ha aperto la strada al regime. Ma non e' stato un golpe improvviso, bensi l'esito prevedibile di una lunga agonia e deterioramento della nostra convivenza civile", ha sottolineato, dando cosi' un'interpretazione diversa da quella della Bachelet.

Il ricordo di Allende, che secondo la versione ufficiale è morto suicida il giorno del golpe, è stato al centro degli slogan e di molti dei murales che sono stati dipinti in nove punti diversi del percorso della grande manifestazione che ieri ha attraversato le strade di Santiago. I testi facevano riferimento tra l'altro agli scomparsi ("Dove sono i desaparecidos?"), alla impunità e al 'patto del silenzio'.

"Il Cile non crede alla storia raccontata per anni. La giustizia, la verità e la memoria sono fondamentali per la costruzione di un Paese che si guardi in faccia", ha sottolineato la leader dei "Familiari dei prigionieri-desaparecidos", Lorena Pizarro. "Il perdono non vuol dire impunità. Non sappiamo - ha precisato Pizarro - dove siano i desaparecidos, così come non sappiamo chi siano i militari e i civili coinvolti nei crimini della dittatura". La marcia è stata pacifica, anche se alla fine della manifestazione ci sono stati degli scontri.

martedì 10 settembre 2013

G8 Genova, Cassazione: “A Bolzaneto accantonato lo Stato di diritto”

La Suprema corte rende note le motivazioni della sentenza dello scorso 14 giugno. "Contro i manifestanti portati in caserma violenze messe in atto per dare sfogo all'impulso criminale". "Inaccoglibile", secondo la Quinta sezione penale, "la linea difensiva basata sulla pretesa inconsapevolezza di quanto si perpetrava all’interno delle celle"

G8 Genova, Cassazione: “A Bolzaneto accantonato lo Stato di diritto”
Un “clima di completo accantonamento dei principi-cardine dello Stato di diritto”. La Cassazione mette nero su bianco quello che accadde nella caserma di Bolzaneto dove furono portati imanifestanti no global arrestati e percossi durante il G8 di Genova nel luglio del 2001: “Violenze senza soluzione di continuità” in condizioni di “assoluta percettibilità visiva e auditiva da parte di chiunque non fosse sordo e cieco”. Nelle 110 pagine depositate oggi dalla Suprema corte si spiegaperché, lo scorso 14 giugno, sono state rese definitive sette condanne e accordate quattro assoluzioni per gli abusi alla caserma contro i manifestanti fermati.
La Cassazione ha così chiuso l’ultimo dei grandi processi sui fatti del luglio 2001. Nel precedenteverdetto d’appello, i giudici avevano dichiarato prescritti i reati contestati a 37 dei 45 imputati originari tra poliziotti, carabinieri, agenti penitenziari e medici – riconoscendoli comunque responsabili sul fronte dei risarcimenti. Risarcimenti che però la sentenza definitiva ha ridotto. I giudici puntano il dito contro chi era preposto al comando: “Non è da dubitarsi che ciascuno dei comandanti dei sottogruppi, avendo preso conoscenza di quanto accadeva, fosse soggetto all’obbligo di impedire l’ulteriore protrarsi delle consumazioni dei reati”.
Oltretutto, scrive la Cassazione “non risulta dalla motivazione della sentenza che vi fossero singole celle da riguardare come oasi felici nelle quali non si imponesse ai reclusi di mantenere laposizione vessatoria, non volassero calci, pugni o schiaffi al minimo tentativo di cambiare posizione, non si adottassero le modalità di accompagnamento nel corridoio (verso il bagno o gli uffici) con le modalità vessatorie e violente riferite” dai testimoni ascoltati nel processo.
I giudici di piazza Cavour denunciano come il “compimento dei gravi abusi in danno dei detenuti si fosse reso evidente per tutto il tempo, data l’imponenza delle risonanze vocali, sonore, olfattive e delle tracce visibili sul corpo e sul vestiario delle vittime”. Ecco perché, osserva la Quinta sezione penale, è “inaccoglibile la linea difensiva basata sulla pretesa inconsapevolezza di quanto si perpetrava all’interno delle celle, e anche nel corridoio durante gli spostamenti, ai danni di quei detenuti sui quali i sottogruppi avrebbero dovuto esercitare la vigilanza, anche in termini di protezione della loro incolumità”.
La Cassazione descrive inoltre i comportamenti inaccettabili di chi aveva il comando e non ha mosso un dito per fermare le violenze sui no global: “E’ fin troppo evidente che la condotta richiesta dei comandanti dei sottogruppi consisteva nel vietare al personale dipendente il compimento di atti la cui illiceità era manifesta: ciò non significa attribuire agli imputati una responsabilità oggettiva, ma soltanto dare applicazione” alla norma che regola “la posizione di garanzia da essi rivestita in virtù della supremazia gerarchica sugli agenti al loro comando”.
Erano poi “ingiustificate” le vessazioni ai danni dei fermati “non necessitate dai comportamenti di costoro e riferibili piuttosto alle condizioni e alle caratteristiche delle persone arrestate, tutte appartenenti all’area dei no global”, si legge nelle motivazioni. Insomma, conclude la Suprema corte, le violenze commesse alla caserma di Bolzaneto sono state un “mero pretesto, un’occasione perdare sfogo all’impulso criminale“

giovedì 1 agosto 2013

lunedì 8 luglio 2013

ROSS@ SI PRESENTA A BRESCIA


«In Italia se si vuole costruire una vera sinistra d'opposizione sociale, si deve considerare il Pd come il nemico giurato, perché rappresenta il partito dell'eterno presente, incarna la politica del meno peggio, è privo d'idee e di prospettive, non offre speranze per il futuro». Parole di Giorgio Cremaschi, sindacalista conosciuto per le sue posizioni radicali, oggi leader carismatico di Ross@, il movimento anticapitalista e libertario che sta muovendo i suoi primi passi dopo la nascita avvenuta a Bologna un paio di mesi fa. NUMEROSE assemblee sono state indette per presentare la nuova formazione politica e capire se è possibile trasformarla nel polo d'aggregazione per i mille atomi in cui si è frantumata la sinistra radicale del nostro Paese. A Brescia, città in cui ha trascorso una parte importante della sua vita di dirigente della Cgil, Cremaschi è stato accolto nella sala Buozzi della Camera del Lavoro da una cinquantina di persone. Ha esordito affermando che «una grande finzione, volta a far credere esistano una sinistra e una destra conflittuali tra loro, è in atto in Italia», un gioco delle parti che «rende incomprensibile dove sia una e dove sia l'altra», conflittuali in campagna elettorale, poi «insieme nel governo di larghe intese», un'alleanza che per Berlusconi «rappresenta la sua personale assicurazione contro la galera». «Il sistema che ha il Pd al suo centro», ha insistito, «controlla il Paese attraverso il sindacato e grazie al ricatto legato alla figura del Cavaliere». Il problema è che, pur trovandoci di fronte a una crisi economica senza precedenti «restiamo il Paese più addormentato d'Europa» mentre un tempo eravamo «quello che lottava di più, che vantava le mobilitazioni più imponenti». Ormai passa di tutto, anche a livello sindacale, compreso «l'accordo scandaloso tra Cgil, Cisl e Uil da una parte e Confindustria dall'altra sulle modalità di rappresentanza nei luoghi di lavoro». Che cosa è successo? «Sono anni che accumuliamo tossine che ci hanno portato al disastro finale». La sinistra in Italia «è morta il giorno che, con Rifondazione Comunista, disse sì al governo Prodi». La questione fondamentale è: «O cambiamo la società o precipiteremo in una condizione ancora peggiore». Ross@ si propone come strumento per la costruzione di un nuovo movimento, «perché anche in Italia torni il punto di vista di una sinistra anticapitalistica e libertaria, a tavola c'è un posto libero e noi possiamo occuparlo». 

Fonte: http://www.bresciaoggi.it/

venerdì 5 luglio 2013

BONFADINA :LO SCEMPIO HA INIZIO

Nell'indifferenza più totale della Politica Cazzaghese equamente divisa tra maggioranza e opposizione o presunta tale,in questi ultimi mesi  nella cava Bonfadina sono stati scavati quasi 300.000 mq di ghiaia aprendo un immensa voragine che ospiterà impianti di lavorazione oggi ospitati in un altra cava.
In questi giorni si  vede un gran fermento di camion transitare sulla statale SP BS 11 dove si stà procedendo allo sbancamento dei terreni situati in territorio di Rovato.
Tutto questo stà accadendo nel silenzio più assoluto.Cosa fanno le opposizioni in Consiglio Comunale?Chi si è sempre schierato a favore dell'ambiente e della tutela del territorio, dovrebbe come minimo fare qualche interrogazioni, per sapere cosa stà succedendo, o forse è stato in tempi passati complice delle precedenti amministrazioni che hanno permesso tutto questo?


giovedì 4 luglio 2013

E’ nata R.o.s.s.@

Rossa

R.o.s.s.@ – Movimento anticapitalista e libertario
La nostra collocazione e il nostro scopo
Vogliamo costruire l’unità delle forze antagoniste, in totale alternativa al centrosinistra. Il nostro non è anticapitalismo da convegno, non serve ad abbellire il mondo che ruota attorno al PD. Il nostro è un progetto di rottura.
Il nostro approccio unitario
Nell’ambito di questa impostazione affermiamo con rigore e intransigenza l’urgenza dell’unità antagonista, indicando le responsabilità di chi si attarda a difendere le proprie macerie. Rottura e unità viaggiano assieme. 
La costruzione del blocco sociale antagonista
Lotte ci sono qua e là, ma non c’è un movimento di lotta. Cgil, Cisl, Uil e PD per ora riescono a controllare la situazione e ad evitare che le singole lotte si colleghino. Al contrario noi vogliamo costruire ovunque possibile la rivolta sociale, e dentro di essa far crescere la coscienza della rottura, il rifiuto del riformismo. Nessuna blandizie verso la retorica del movimentismo senza movimento reale, su cui galleggia un piccolo ceto sempre più attratto dal sistema PD.
Il PD, partito di regime
Il “Sistema PD” è il primo avversario di qualsiasi progetto, come il nostro, di indipendenza culturale e politica nel nome dell’anticapitalismo.I gruppi dirigenti FIOM e SEL hanno raccolto tanta domanda e speranza di alternativa, ma come altre volte nel passato le hanno attaccate al carro del sistema PD. La difesa della Costituzione non può più essere la retorica comune che unifica tutti.
La nostra iniziativa per la rottura e l’alternativa
Contro l’ Unione europea, contro le politiche di austerità, contro la riduzione della democrazia ad alternanza tra simili e il presidenzialismo e contro la concertazione delle “parti sociali”, per l’ambientalismo sociale e anticapitalista. L’accordo sulla rappresentanza CGIL-CISL-UIL-Confindustria è il primo atto della controriforma costituzionale del governo Letta. Il fatto che FIOM e sinistre del centrosinistra lo sostengano è un’altra dimostrazione che quei gruppi dirigenti non sono disponibili per un vero conflitto.
I nostri punti fondanti
La lotta alla precarietà e allo sfruttamento delle persone e dei beni comuni, quella contro la devastazione ambientale, la lotta per favorire ed estendere il moderno conflitto sociale, nell’intreccio tra luogo di lavoro e territorio. Lavoriamo su queste basi per l’unità del sindacalismo conflittuale e di classe, basi profondamente diverse dal tradizionale lavorismo. Lottiamo contro l’imperialismo e la guerra globale. Siamo antifascisti. Ma siamo anche risolutamente avversi alla controriforma costituzionale in atto, voluta non solo dalla destra, ma dal PD, da Giorgio Napolitano, dalla Europa del fiscal compact e della BCE. Un tema deve attraversare tutti gli altri: la lotta antipatriarcale e quella antiautoritaritaria. La definizione di libertaria deve essere sempre più costituente della identità di Ross@.
La nostra è una ripartenza
Le organizzazioni politiche della sinistra radicale devono essere disposte a mettere in discussione la loro collocazione e le loro scelte. I loro gruppi dirigenti devono assumersi la responsabilità della inerzia attuale e della depressione tra i militanti. Non chiediamo a nessuno di sciogliersi, ma di partecipare al processo che iniziamo. Ross@ è un’area militante e di militanti che stanno sulle barricate sociali e culturali e contribuiscono a organizzarle. 
Una pratica su tre piani
La pratica del conflitto sociale e politico, l’elaborazione del programma di alternativa, la battaglia culturale contro il liberalismo. Da qui nasce quello che abbiamo chiamato il socialismo del 21° secolo. Oltre che per i suoi opportunismi ed errori, la sinistra radicale in Italia è morta per l’incapacità di proporre altro che non qualche rivendicazione qua e là, è stata vittima del suo minimalismo. Vogliamo ridare senso concreto alla definizione di cambiamento rivoluzionario. Siamo anticapitalisti, non liberali di sinistra.
Ross@ sede di discussione e analisi politica, economica e sociale autonoma
Vogliamo gestire un percorso che eviti sia la violenza che sopprime un punto di vista, sia la diplomatizzazione del confronto, tipica dei coordinamenti “intergruppi”. La condizione è la verità sia nel confronto sia nelle pratiche.
Organizzarci concretamente
Non vogliamo indulgere in schemi del movimentismo. Per avere democrazia vera ci vuole trasparenza e disponibilità al confronto.
Leggi anche la Dichiarazione comune del 23 marzo
Leggi il documento conclusivo dell’assemblea dell’11 maggio
Leggi l’ordine del giorno contro il patriarcato dell’11 maggio

sabato 29 giugno 2013

Addio alla scienziata Margherita Hack, la compagna delle stelle

Addio alla compagna e scienziata Margherita Hack. È stata un'astrofisica, divulgatrice scientifica e molto impegnata in campagne politiche e sociali. E' morta la notte scorsa all'ospedale Cattinara di Trieste, dove era ricoverata da una settimana per problemi cardiaci. Aveva 91 anni. Margherita è stata la prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, ha svolto un'importante attività di divulgazione e dato un forte contributo alla ricerca per lo studio e la classificazione spettrale di molte categorie di stelle. Donna di sinistra, donna comunista, è stata più volte candidata nelle liste del Prc-Pdci sia alle elezioni regionali che nazionali.
Ci mancherai Margherita, ci mancherà quel tuo sorriso, quel tuo impegno mai arretrato nel combattere le ingiustizie di ieri e di oggi.

Senza Censura: [video] deputato arriva a fine seduta per intascar...

Senza Censura: [video] deputato arriva a fine seduta per intascar...: L'eurodeputato Pdl  Raffaele Baldassarre  " si presenta al lavoro a giornata ormai conclusa, senza aver fatto nulla e solo per ri...

mercoledì 26 giugno 2013

Ospitaletto, il pm ferma la Stefana

NELLE FABBRICHE. Il provvedimento preventivo eseguito dall´Asl su disposizione del pm

Stefana, c´è il sequestro - Ospitaletto si ferma

Nel «mirino» della magistratura l´area di evacuazione delle scorie Stop alle attività in acciaieria: la maggior parte degli addetti in Cds

Il provvedimento è stato eseguito ieri mattina e le conseguenze, immediate, non sono passate inosservate.
L´ASL di Brescia - come confermato da fonti vicine all´Azienda sanitaria locale - ha posto sotto sequestro preventivo, su disposizione della magistratura, l´area di evacuazione scorie dello stabilimento di Ospitaletto del gruppo Stefana di Nave; inoltre, avrebbe acquisito documenti. L´intervento, in base a quanto emerso, potrebbe essere la conseguenza della vicenda iniziata con un infortunio sul lavoro - accaduto tre anni anni fa nello stesso reparto: ferito il dipendente di una ditta esterna - e di eventuali mancati adempimenti riscontrati in tema di sicurezza. L´attività all´interno dell´acciaieria si è quindi fermata: i lavoratori interessati (la stragrande maggioranza degli oltre 230 occupati in fabbrica) sono stati messi in contratto di solidarietà. La società, in attesa di conoscere i tempi dello «stop» all´attività, sta valutando anche l´ipotesi di trasferire parte della produzione (e di lavoratori) nell´impianto del gruppo a Montirone. Immediate anche le reazioni del fronte sindacale. «Ci siamo confrontati in assemblea con i lavoratori - spiega Paolo Franzoni della Fiom -. Stiamo cercando di capire la portata di quanto successo e le ricadute sui dipendenti. C´è pieno rispetto per l´operato della magistratura e non vogliamo assolutamente contrapporre il diritto alla sicurezza con il diritto al lavoro. Una volta capiti i tempi per possibili sviluppi incontreremo la proprietà». Stefano Olivari, della segreteria Fim, si augura «che la ricaduta negativa sui lavoratori non sia la conseguenza di mancati interventi aziendali sulla sicurezza in fabbrica». Altre novità dunque per la sede dove, lunedì scorso, è stato siglato l´accordo (con Rsu e Fiom) sulla nuova turnistica dopo una fase caratterizzata anche da scioperi. 
dal BRESCIAOGGI 

lunedì 24 giugno 2013

venerdì 21 giugno 2013

DA NON MANCARE


Purtoppo non potrò assistere a questo concerto perchè sarò in Francia,ma invito tutti gli amanti della buona musica a non perdere questo evento a cui ho assistito nel 2006 a Trento e nel 2010 a Milano.

mercoledì 19 giugno 2013

NESSUN "INCIUCIO"CON OBIETTIVO COMUNE 2.0 Comunicato della Fed. della Sinistra di Cazzago S.M.

Come molti cittadini hanno avuto modo di vedere,la scorsa settimana è stato affisso un manifesto da parte della Fed.Sinistra di Cazzago S.M.
Tale manifesto che esprimeva alcune critiche alle scelte dell'Amministrazione Comunale è stato affisso sulle bacheche di Rifondazione Comunista. 
Lunedì sera la sorpresa,il manifesto è stato coperto da quello di Obiettivo Comune 2.0,uno sbaglio  ( grossolano ) al quale i referenti di Obiettivo Comune dovevano porre rimedio in tempi stretti, coprendo il manifesto con uno bianco in attesa di riaffiggere quello della Fed della Sinistra.
Al momento i manifesti abusivi sono ancora affissi e neanche 2 righe per spiegare l'accaduto appare sul sito di Obiettivo Comune 2.0.Attendiamo fiduciosi gli sviluppi delle prossime ore,nel frattempo mi sento di tranquillizzare  i simpatizzanti della Fed della Sinistra di Cazzago, e nel contempo di dare una delusione ai militanti  de "La Tua Civica" .
Il progetto che volevamo mettere in campo con una lista apparentemente "Democratica", ma di fatto gestita da singoli, in modo autonomo e "carbonaresco", non si è esaurito con la cacciata di qualcuno e l'allontanamento spontaneo del resto del gruppo più a Sinistra de "La Tua Civica".
Noi ci siamo, e invitiamo chi pensa ci sia bisogno ancora di Sinistra ad avvicinarsi senza timore, per partecipare con noi a una nuova stagione politica di Sinistra.