venerdì 28 febbraio 2014

Rottura definitiva tra Camusso e Landini

Scontro frontale, senza più mediazioni. Ci siamo presi un giorno prima di scrivere del Direttivo Nazionale della Cgil, in modo da far sbollire le incazzature e i toni accesi e verificare meglio le cose. Ma non sono cambiate, nel frattempo.
E quindi. La Cgil terrà una – finta - consultazione degli iscritti sull’accordo sulla rappresentanza siglato il 10 gennaio insieme a Cisl, Uil e Confindustria. Il tutto dovrebbe avvenire entro il mese di marzo; è la stessa tempistica a suggerire che si tratterà di un “pro forma”, utile soltanto alla Camusso per “certificare” che la sua scelta è stata approvata e che questo è avvenuto con “procedure democratiche”. Chiunque abbia messo il naso in un'assemblea congressuale della Cgil, di questi tempi, sa benissimo che non è esattamente così. Tanto meno per quanto riguarda le procedure di voto, ridicolizzate dalla prassi dell'”urna itinerante” con un solo funzionario che va in giro a raccogliere “i voti”... e poi se li conta da solo (a meno che non ci sia anche un combattivo esponente del documento alternativo).

Il documento che fissa le modalità della consultazione non lascia spazio a interpretazioni dissonanti. “Una campagna di assemblee informative già definite tra Cgil, Cisl e Uil da tenersi nel mese di marzo”, al cui termine ci sarà il voto dei soli lavoratori iscritti alla Cgil” (in Cisl e Uil, ormai, non si fa più nemmeno finta di chiedere il parere degli iscritti). Ma nemmeno la votazione sarà così semplice; i seggi saranno infatti due. Da un lato “coloro che sono ricompresi nelle intese già raggiunte (Confindustria e Confservizi)”, dall’altro “coloro a cui estendere gli accordi”.
Da presa in giro definitiva anche il testo stampato sulla scheda: i lavoratori non saranno chiamati a votare sul merito dell’accordo sulla rappresentanza, ma un “sì” o un “no” al parere espresso dal segretario generale. Insomma: un referendum sulla fiducia al “segretario”, prendere o lasciare, “che mette l’accordo al riparo dalla consultazione. La Cgil non dice a Cisl, Uil e Confindustria che il testo è congelato fino al risultato del voto: l’accordo è già operativo. Si tratta di una doppia finta”. Parole di Landini, non nostre...
Non ci sarà spazio per presentare alcuna posizione alternativa, alcuna “lettura” che possa rivelare gli elementi assolutamente incostituzionali presenti del “testo unico sulla rappresentanza”.
La Fiom aveva chiesto procedure del tutto differenti, a cominciare dalla platea degli iscritti da ammettere al voto. Sostanzialmente proponeva di limitarla alle categoria industriali del settore privato (l'accordo in effetti vincola soltanto le imprese aderenti a Confindustria, oltre che i tre sindacati firmatari), in pratica soltanto un milione di iscritti sui 5,7 “ufficiali” dichiarati dalla Cgil; escludendo di fatto il pubblico impiego (che ha già da anni una regolamentazione della rappresentanza) e i pensionati (ormai fuori dalla contrattazione). I pensionati non voteranno, per decisione della segretaria, Carla Cantone, che si è così guadagnata a sua volta l'ostitlità perenne della Camusso; ma potranno farlo ben 2,7 milioni di “attivi”, anche se di fatto disinteressati alle norme previste in quell'accordo.
L’area che fa capo a Giorgio Cremaschi, rappresentata nel documento congressuale alternativo “Il sindacato è un'altra cosa”, non ha neppure partecipato al voto in sede di Direttivo, ritenendolo “illegittimo” ai sensi dello Statuto Cgil e della Costituzione italiana. L'altro ieri, del resto, avevamo pubblicato il suo intervento in quella sede, in cui accusava l'intero vertice della Cgil di falsificare i voti del congresso, “come fa Putin in Russia”, fino a chiedere le dimissioni della Camusso.
Anche Landini, Rinaldini e gli altri membri del Direttivo sulla stessa linea, sono usciti dalla sala al momento del voto, per non “legittimare” una decisione abnorme che rovescia il ruolo del sindacato nell'Italia del dopoguerra, riportandolo all'irrilevanza del “sindacato di regime” sancito dal “patto di Palazzo Vidoni”, del 1925.
Maurizio Landini e le tute blu diserteranno anche “la consultazione”, a questo punto. Ma soprattutto prepareranno iniziative potenzialmente dirompenti. Si parla di una grande manifestazione nazionale indetta dalla Fiom negli stessi giorni della consultazione. Una contrapposizione “fisica” di detonante significato politico. Di fatto, la “presentazione” pubblica sdi un altro sindacato, anche se (solo) formalmente ancora interno alla Cgil.
Non esistono dubbi sul fatto che il “treno blindato” in cui si è rinchiusa la segreteria confederale andrà avanti costi quel che costi. Probabile dunque che lo stesso Landini venga deferito ai probiviri (o come si chiama adesso la Commissione che deve decidere le punizioni per i “ribelli” alla linea del segretario), aprendo così le porte al “commissariamento” della stessa Fiom.
Ma anche a prescindere dalle vicende interne alla Cgil, l’accordo del 10 gennaio prevede la perdita dei diritti sindacali per chi non lo sottoscrive. Peccato che ci sia fresca fresca una sentenza della Corte Costituzionale – quella relativa proprio al contenzioso tra la Fiat e la Fiom sul “modello Pomigliano” - che vieta l'esclusione di qualsiasi sindacato che si sia rifiutato di sottoscrivere un accordo. Un bel guazzabuglio legale, oltre che politico-sindacale, che potrebbe aprire scenari di conflitto su tutti i piani anche all'interno del maggiore sindacato italiano.
“Faranno la fine dei Cobas”, mormorano i burocrati di Corso Italia quando parlano di Landini e della tute blu. Ed è probabile che, a conclusione del Congresso di Rimini, in maggio, o anche prima - se il “commissariamento” della Fiom avvenisse nelle prossime settimane – diventi un fiume quello che è ancora un torrente: delegati, iscritti e persino qualche dirigente Cgil che confluiscono nell'Usb (sull'esempio di Maurizio Scarpa, fino a un mese fa vice-presidente proprio del Direttivo Nazionale, e Franca Peroni).
Dal sito:http://www.contropiano.org/lavoro-conflitto/item/22499-rottura-definitiva-tra-camusso-e-landini

lunedì 24 febbraio 2014

NAPOLITANO HA CALATO L'ASSO....

Il neo ministro dell'Economia del governo Renzi, Pier Carlo Padoan.

Il neo ministro dell'Economia del governo Renzi, Pier Carlo Padoan.
di Franco Fracassi

«La riforma Fornero è stato un passo importante per la risoluzione dei problemi dell'Italia», dichiarò un anno fa il neo ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Ex dirigente del Fondo monetario internazionale, ex consulente della Bce ed ex vice segretario dell'Ocse, Padoan è di casa tra i potenti del mondo.

Scelto personalmente dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e osannato dai grandi media italiani, il neo ministro non è stimato da tutti gli economisti, soprattutto da quelli non liberisti. Sentite cosa scrisse di lui sul "New York Times" il premio Nobel per l'economia Paul Krugman: «Certe volte gli economisti che ricoprono incarichi ufficiali danno cattivi consigli; altre volte danno consigli ancor peggiori; altre volte ancora lavorano all'Ocse».


Padoan era responsabile dell'Argentina per conto del Fondo monetario internazionale nell'anno in cui il Paese sudamericano fece default.

A cosa si riferiva Krugman? Padoan è stato l'uomo che ha gestito per conto del Fondo monetario internazionale la crisi argentina. Nel 2001, Buenos Aires fu costretta a dichiarare fallimento dopo che le politiche liberiste e monetariste imposte dal Fmi (quindi, suggerite da Padoan) distrussero il tessuto sociale del Paese. In quegli anni il neo ministro si occupò anche di Grecia e Portogallo. Krugman scrisse in un altro articolo che furono proprio le ricette economiche «suggerite da Padoan a favorire la successiva crisi economica nei due Paesi».

Ecco cosa dichiarò Padoan a proposito della crisi greca: «La Grecia si deve aiutare da sola, a noi spetta controllare che lo faccia e concederle il tempo necessario. La Grecia deve riformarsi, nell'amministrazione pubblica e nel lavoro». In altre parole, Atene avrebbe dovuto rendere il lavoro molto più flessibile, alleggerendo (licenziando) la macchina della pubblica amministrazione. Nel marzo del 2013, quando la Grecia era sull'orlo del collasso, l'allora numero due dell'Ocse suggerì più esplicitamente: «C'è necessità che il governo greco adotti una disciplina di bilancio rigorosa e di un continuo sforzo di risanamento dei conti pubblici, condizioni preventive per il varo di misure a sostegno dello sviluppo».


Padoan è stato per quattro anni responsabile per conto del Fmi della Grecia. Successivamente, ha influenzato le politiche economiche di Atene in qualità di vice presidente dell'Ocse.

domenica 23 febbraio 2014

R.I.P.



Una voce tra le più belle,un artista,un grande uomo che ha segnato la mia infanzia quando per la prima volta ascoltai la sua voce nelll'album di debutto del Banco Mutuo Soccorso del 1971,ci ha lasciato.Requiem in pace Francesco.


venerdì 14 febbraio 2014

RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA CGIL...CAMUSSO FUORI DAI COGLIONI


Inaudita aggressione a Milano!


Comunicato de “Il sindacato è un’altra cosa”. Inaudita aggressione a Milano. Chiediamo le dimissioni di Susanna Camusso
Condanniamo la gravissima aggressione subita dal compagno Giorgio Cremaschi e da altre compagne e compagni aderenti al documento congressuale “Il sindacato è un’altra cosa” a Milano, nel corso di un’assemblea CGIL con la presenza di Susanna Camusso.
L’assemblea era già di per sé un fatto inusuale, in quanto erano convocate solo categorie con i gruppi dirigenti favorevoli all’accordo del 10 gennaio ed esclusa la FIOM, che aveva protestato pubblicamente.
Un gruppo di compagne e compagni aderenti al documento alternativo, tra cui delegati delle categorie formalmente presenti in assemblea e Giorgio Cremaschi, primo firmatario del documento, si è quindi presentato all’incontro. Lo scopo era distribuire un volantino contro l’intesa sulla rappresentanza, che ricordava la singolare coincidenza tra l’assemblea per il si al testo unico sulla rappresentanza ed il 14 febbraio 1984, giorno del Decreto Craxi per il taglio alla Scala Mobile dei salari. Inoltre si volevano esercitare i diritti della minoranza con un intervento nel l’assemblea.
I compagni indossavano anche cartelli con il no all’accordo.
Il primo problema con il servizio d’ordine è sorto in quanto si voleva impedire ai compagni, che ne avevano pieno diritto, di accedere all’assemblea. Già lì il servizio d’ordine ha esercitato pesanti pressioni. Alla fine ai delegati è stato concesso di entrare purché lasciassero i cartelli. Solo Cremaschi ha potuto conservare il cartello che diceva no all’accordo.
Una volta in sala i nostri compagni hanno seguito in assoluto silenzio la relazione e all’apertura del dibattito Nico Vox,delegato della funzione pubblica, ha chiesto di poter intervenire come unico intervento di dissenso tra i tanti già programmati.
Subito tutto il gruppo di delegati dissenzienti è stato circondato dal servizio d’ordine che impediva a Nico Vox di avvicinarsi alla presidenza. Susanna Camusso si avvicinava al gruppo e anche a lei veniva rivolta la richiesta che Nico potesse  parlare, senza ricevere risposta. Si rispondeva  invece dal palco dicendo che si poteva parlare in altre sedi. Alle proteste del gruppo di delegati seguiva una violentissima aggressione da parte del servizio d’ordine. I compagni venivano brutalmente spintonati, insultati minacciati. Giorgio Cremaschi veniva gettato nelle scale e solo per fortuna non ha riportato danni mentre Nico Vox doveva ricorrere all’ospedale.
Quello avvenuto è un atto senza precedenti nella vita della CGIL, dove i più aspri dissensi non sono mai stati affrontati con la violenza fisica e le minacce personali. Il senso profondamente antidemocratico dell’accordo sulla rappresentanza inquina già tutta la vita interna della CGIL, ma è  evidente che qui si è passato il segno.
L’esecutivo nazionale de “Il sindacato è un’altra cosa” esprime piena condivisione e solidarietà verso i compagni Giorgio Cremaschi, Nico Vox e verso tutti gli aggrediti. I compagni colpiti verranno tutelati in tutte le sedi, ma è chiaro che la responsabilità politica della segretaria generale della CGIL è enorme.
Al direttivo della CGIL convocato per il 26 febbraio verrà presentata una mozione di sfiducia verso Susanna Camusso che si è 

Milano. Dissidenti aggrediti dal servizio d'ordine in un'assemblea Cgil

BELLA LEZIONI DI DEMOCRAZIA DELLA CAMUSSO E DEI SUOI SCAGNOZZI.CHI DISSENTE E CERCA DI CAMBIARE IL SINDACATO DALL'INTERNO VIENE TRATTATO COME CREMASCHI.

A GIORGIO TUTTA LA MIA SOLIDARIETÀ.

In Cgil la dialettica interna si esprime ormai a spinte e botte. Stamattina, durante un'assemblea organizzata a Milano soltanto per le categorie i cui gruppi dirigenti si sono espressi senza riserve per il “sì” all'accordo del 10 gennaio sulla rappresentanza, un gruppo di delegati aderenti al documento congressuale alternativo “Il sindacato è un'altra cosa” – tra questi Giorgio Cremaschi, componente del Direttivo Nazionale – si è presentato volantinando le ragioni della propria opposizione. L'assemblea non prevedeva la presenza di quelle categorie apertamente contrarie (come la Fiom) all'accordo, né di quelle che hanno espresso “forti perplessità” (come pensionati, scuola e università, ecc).

Il servizio d'ordine ha prima bloccato all'esterno i “dissidenti”, poi tra qualche spinta e molta trattativa – tra l'altro Cremaschi, come dirigente nazionale, ha il diritto di partecipare a qualciasi assemblea della Cgil – sono stati fatti entrare.
Al termine della relazione introduttiva Nico Vox, delegato dell'istituto milanese “Don Gnocchi”, nel quale il documento alternativo ha vinto il congresso – quindi della Funzione Pubblica, perciò “avente diritto” a presenziare all'assemblea – ha chiesto di parlare per spiegare le ragioni del disaccordo prima della prevista raffica di dirigenti favorevoli “senza se e senza ma”.
A quel punto il gruppo di delegati critici è stato circondato dal servizio d'ordine, con Susanna Camusso a pochi metri di distanza, mentre dalla presidenza si inveiva gridando “avete altre sedi dove parlare, non qui”. Ad un certo punto la “pressione” è diventata un'aggressione vera e propria, con i delegati che sono stati letteralmente spintonati fuori dalla sala. Nico Vox ha riportato varie contusioni nella mischia rugbistica, mentre dal gruppo di delegati si gridava contro la “Corea del Nord” in cui si sarebbe a questo punto trasformata la Cgil.
"Noi contestiamo l'accordo sulla rappresentanza e abbiamo presentato un volantino in cui si ricorda che è il trentesimo anniversario del decreto di Bettino Craxi che abolì la scala mobile - spiega Cremaschi - Riteniamo che l'accordo del 10 gennaio sia altrettanto grave". "A questa assemblea non è stata invitata la Fiom ed è un'assemblea assurda di coloro che sono per il sì. Volevamo che un nostro delegato potesse formalmente intervenire, hanno reagito con violenza fisica per impedire le nostre richieste di intervento". "Anche la Camusso è responsabile perché è venuta da noi, le abbiamo chiesto di intervenire, ma non ha fatto nulla".
Cremaschi ha subito dopo stigmatizzato l'”aggressione fisica e il clima di arbitrio” che si respira ormai nel sindacato di Corso Italia. Ha anche definito questa estromissione un “atto gravissimo, i primi effetti dell'accordo incostituzionale sulla rappresentanza sindacale”. Per la stessa affermazione Fabrizio Burattini – altro componenete “dissidente” del Direttivo Nazionale Cgil – è stato deferito ai probiviri (o come si chiamano ora...).
La democrazia, anche in Cgil, è ormai alle nostre spalle...
Il video: http://video.repubblica.it/edizione/milano/scontro-cgil-fiom-schiaffi-e-spintoni-all-incontro-con-camusso/155919/154414

mercoledì 5 febbraio 2014

IERI SI E’ SUICIDATO PEPPE, “UNO DI NOI”, UNO DEI 1.400 CASSINTEGRATI FIAT SENZA FUTURO



ALTRO CHE “DISTURBI PSICHICI O DEPRESSIONE PER QUESTIONI FAMILIARI”, PEPPE E’ STATO AMMAZZATO: DALLE COMPLICITA’ POLITICHE, SINDACALI ED ISTITUZIONALI COL “PIANO” DI MARCHIONNE CHE HA MANDATO A ROTOLI LA FIAT PRECIPITANDO I LAVORATORI E LE LORO FAMIGLIE NELLA DISPERAZIONE, E CHE STA DISTRUGGENDO L’INTERA ECONOMIA TERRITORIALE

PEPPE E’ STATO DEPORTATO CON ACCORDO SINDACALE DALLA FIAT POMIGLIANO AL REPARTO-CONFINO “LOGISTICO” DI NOLA NEL MAGGIO 2008 E DA ALLORA COLLOCATO CON ALTRI 300 OPERAI IN CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI SENZA FINE IN QUANTO TALE REPARTO, IL WCL DI NOLA, NON E’ MAI ENTRATO IN FUNZIONE PERCHE’ LA LOGISTICA, IN UNA FABBRICA AUTOMOBILISTICA, E’ NECESSARIAMENTE SVOLTA ‘IN LOCO’ ESSENDO FUNZIONALE ALL’ALIMENTAZIONE  DEI PARTICOLARI DA ASSEMBLARE ALLE SCOCCHE NELLE LINEE DEL MONTAGGIO CARROZZERIA. IL WCL DI NOLA SINTETIZZA AL MASSIMO LE FROTTOLE INDUSTRIALI DELLA FIAT PLAUDITE DA ANNI DALL’INTERO QUADRO POLITICO-ISTITUZIONALE E SINDACALE

“Non è finita compagno, perché non hai mai abbassato la testa… non hai mai detto “si” a comando… non hai accettato che altri patissero affinché tu avessi un posto… tutti devono tornare in fabbrica… o tutti o nessuno… e lo dicesti da subito con il tuo NO forte e deciso al referendum… con i tuoi picchetti… volantinaggi… gridando da quel megafono per far sentire a chi entrava, nascondendo il suo viso, che solo l’unità dei lavoratori era la risposta giusta al ricatto ed alla bugie di Marchionne”.Non ci lasci, ci sei, più di prima… noi non molliamo… come non hai mollato tu!

 Slai cobas  Pomigliano d’Arco, 5/2/2014

FACCIAMO FUORI LA CAMUSSO?


Conferma piena: Camusso vuol "processare" Landini
Cinque giorni dopo gli articoli di Contropiano e Pagina99, arriva non solo la conferma dell'intenzione di Susanna Camusso di "processare" Maurizio Landini, ma addirittura la lettera interna con cui "il segretario generale" - al maschile, come ama essere chiamata - si rivolge al Collegio Statutario per chiedere se il percoros ipotizzato sia praticabile.
Le "smentite" diffuse dal portavoce di Camusso, Massimo Gibelli, anche via Facebook e persino su Contropiano, sono state smontate stamattina da Il Fatto Quotidiano - che mantiene la pessima abitudine dei "grandi giornali" di non nominare mai i "concorrenti" che hanno dato per primi, e con largo anticipo, la notizia.
Ma almeno ora tutti si possono misurare con la "bomba" che Camusso ha seminato sulla strada del congresso Cgil. Se questo è il trattamento post-congressuale immaginato per un segretario generale di categoria - tra l'altro firmatario della sua stessa mozione di maggioranza - ognuno può facilmente immaginare cosa sarà riservato ai "dissidenti" palesi in questa bataglia.
Il rischio, evidente, è che moltissimi dirigenti, delegati e semplici iscritti siano - dopo maggio  - estromessi da ogni incarico e accompagnati alla porta. La via del "sindacato unico di regime", chiaramente tracciata nel "testo unico" sulla rappresentanza concordato insieme a Cisl, Uil e Confindustria, è del resto incompatibile con l'esistenza di aree "disomogenee" rispetto a una linea di politica sindacale che mette al centro l'intangibilità degli interessi aziendali.
Probabile, dunque, che Scarpa e Peroni - passati nei giorni scorsi dalla Cgil all'Usb - siano stati solo gli apripista per una valanga di militanti sindacali indisponibili a fare da supporto al  regime. Come camusso pretende.
Il segretario della Fiom, naturalmente già avvertito dell'attacco in  preparazione da parte di Camusso, prova comunque a far finta di nulla, da buon militante d'organizzazione. «Se la Cgil» fosse davvero pronta a denunciare la Fiom agli organi di garanzia del sindacato sull'accordo sulla rappresentanza «sarebbe un fatto gravissimo».
«Non ne so nulla, per quello che mi riguarda abbiamo chiesto alla Cgil di ottenere che i lavoratori possano votare e decidere sugli accordi», ha dichiarato il segretario della Fiom, «una richiesta di democrazia minima. Se a una richiesta simile ci fosse una risposta della Cgil di questa natura attraverso gli organi di garanzia del sindacato», ha constatato Landini, «sarebbe un fatto gravissimo».
Comunque, ha concluso, «quello che mi interessa è concentrarmi su Electrolux, su Fiat, sui lavoratori in cassa integrazione, su chi è in difficoltà e non ha un lavoro: dobbiamo concentrarci su questi temi».
Niente politica, insomma. Almeno sulla stampa. Che è poi il terreno su cui il segretario confederale ha deciso di "ridimensionare" una volta per tutte il popolarissimo leader dei metalmeccanici.
Una volta impeditogli - anche solo per autocensura - di campeggiare sulle prime pagine, sarà molto più semplice - e indolore - per la Camusso "regolare i conti all'interno della Cgil". Senza fare prigionieri, come avrebbe detto Cesare Previti

5/2 La lettera di Susanna Camusso...da "Il Fatto"       
Mercoledì 05 Febbraio 2014
“Io sottoscritta Susanna Camusso, tessera numero 718519 del 2013 (non essendomi ancora stata consegnata la tessera 2014), (...) chiedo al Collegio Statutario di appurare se è coerente o consentito che il Segretario Generale di una Categoria, nel caso Fiom-Cgil, affermi che le decisioni del Comitato Direttivo non sono per lui e per la sua categoria un vincolo, e che non essendo vincolato discuterà con la Fiom-Cgil e i delegati quello che c’è da fare. Dichiarazioni (che allega a parte, ndr) rese nell’intervento al Comitato Direttivo e reiterate ripetutamente alla stampa. Chiedo, inoltre, al Collegio Statutario se si è in violazione della norma, come si possa determinare il rimedio o la sanzionabilità del comportamento stesso“.
*****
L'articolo de l Fatto:
Cgil, Camusso chiede la scomunica di Landini: “Devono processarlo”
Il segretario del sindacato, con una lettera scritta di suo pugno, chiede al Collegio statutario del sindacato se sia possibile punire il numero uno della Fiom. Al centro delle polemiche, le critiche del leader dei metalmeccanici per l'accordo firmato con Confindustria sulla rappresentanza
di Salvatore Cannavò
Se la domanda che Maurizio Landini aveva posto a Susanna Camusso nel corso dell’ultimo direttivo nazionale della Cgil era: “Che fai mi cacci?”, la risposta è di marmo: “Sì, ci provo”. Questo è il senso del documento che pubblichiamo in questa pagina e che dimostra il tentativo del segretario della Cgil di sanzionare sul piano disciplinare quello che ormai è il suo nemico numero uno in Cgil, Maurizio Landini. Camusso, infatti, in qualità di iscritta alla Cgil “con tessera n° 718519” ha inviato una lettera al Collegio Statutario della Cgil (leggi il testo) per sapere se il segretario della Fiom possa ritenersi non vincolato alle decisioni del Comitato direttivo della Cgil e quale rimedio o sanzione possa essergli comminato. La lettera è del 22 gennaio 2014 con la firma in calce del segretario generale della più grande organizzazione sindacale in Italia. La quale, nel vivo della crisi sociale e dello stesso congresso della sua organizzazione, si espone in prima persona nel tentativo di sanzionare uno degli esponenti più in vista del suo stesso sindacato, segretario della categoria più rappresentativa e storica della Cgil: i metalmeccanici.

Landini potrebbe vedersi comminata una sanzione che va dal “biasimo scritto” fino “all’espulsione” passando per la “sospensione della carica” da 3 a 12 mesi o per “la sospensione delle facoltà di iscritto”. Il Collegio statutario nazionale della Cgil, formato da Wilma Casavecchia, Enza Severino e Michele Gentile, ha risposto due giorni fa ai due quesiti della Camusso. Nella Cgil, scrivono, è previsto il diritto al dissenso e “la salvaguardia della pari dignità delle opinioni a confronto prima della decisione”, ma secondo l’articolo 6 lo Statuto prescrive “l’unicità dell’organizzazione”. Quindi, “prima delle decisioni” si può discutere liberamente in nome del diritto al dissenso, ma “dopo le decisioni degli organismi dirigenti competenti” scatta il principio della “unicità dell’Organizzazione” che, a quel punto, è rappresentata dalle decisioni assunte dall’organismo stesso. “Ne consegue – si legge nel testo del Collegio – che comportamenti difformi o assunti in violazione di detti valori rappresentano, una volta accertati, inadempienza statutaria”. Si fa riferimento, quindi, allo Statuto della Cgil, Titolo V, articolo 26 là dove si prescrivono le “sanzioni disciplinari” possibili per l’iscritto. Che, come abbiamo visto, sono di quattro gradi. In quel caso a esprimersi sono i Comitati di garanzia interregionali (quello del centro per Landini) e, nel caso di ricorso avverso, il Comitato di Garanzia nazionale.

Il percorso è lungo e affonda nelle tecniche di funzionamento di un’organizzazione complessa come la Cgil. Ma il passo di Camusso è un segnale fortissimo sul piano dei rapporti interni. Un passo “tipico del personaggio” dice chi la conosce bene e che Camusso fece già quando, da segretaria regionale in Lombardia, mosse una procedura contro la segretaria milanese della Fiom, Maria Sciancati, poi ritirata.

Il caso attuale, invece, nasce dall’accordo sulla Rappresentanza che la Cgil ha firmato insieme a Cisl, Uil e Confindustria. Un accordo che, sostanzialmente, stabilisce dei criteri nuovi per sancire la rappresentatività di un sindacato (il 5 per cento tra consensi e iscritti); la presenza del 51 per cento dei mandati, a livello aziendale o nazionale, perché un accordo sia valido; la sanzionabilità di scioperi da parte di strutture sindacali o di Rsu contro gli accordi siglati e, infine, l’istituzione di commissioni arbitrali formate, pariteticamente, dai sindacati confederali e dagli imprenditori, nel caso di divergenze.
Landini ha tuonato contro questo testo giudicandolo lesivo dell’autonomia della categoria e dei diritti costituzionalmente definiti di quei lavoratori. In quell’occasione terminò il proprio intervento con queste parole: “Se si pensa che qui decidiamo tutto a me e alla Fiom non mi avete vincolato e discuterò con la Fiom e i delegati su quello che c’è da fare. Sappiatelo con precisione”. Nelle sue conclusioni Camusso non si tirò indietro: “Sono state fatte una serie di affermazioni (…) su alcune di queste la parola spetterà ai nostri organismi di garanzia”. Detto, fatto.

domenica 19 gennaio 2014

Scontro aperto tra Cgil e Fiom


“Vi faccio gli auguri, una cosa così nei luoghi di lavoronon passerà mai”. L’intervento del segretario generale della Fiom Maurizio Landini al Comitato direttivo della Cgil è stato come molti si aspettavano: duro e puntuale. Duro, perché ha preso di petto frontalmente l’accordo tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria firmato nei giorni scorsi, “stiamo facendo un errore strategico”, dice; puntuale, perché sottolinea che quel testo mette completamente in mora il ruolo dei rappresentanti sindacali.
f01pol1-f01-camusso-landini-foto-emblemaInsomma, in un momento di forte crisi della poiltica e in cui anche “fare il sindacato” non è certo gratificante, pensare di sanzionare quei rappresentanti sindacali che dovessero dissentire dalle decisioni presi dai livelli superiori vuol dire aver trovato un modo per spingerli ad andarsene. E Maurizio Landini, che ha fatto un intervento di un quarto d’ora quasi tutto d’un fiato e con un tono all’attacc, tanto che poi non sono mancate le domande su un eventuale addio alla Cgil, lo dice con chiarezza. Lo dice anche con l’asprezza di chi tocca i punti nevralgici della questione. Anche perché un minuto dopo i delegati, appresso c’è la condanna a morte delle varie categorie sindacali Certo,magari rimarrà anche una segreteria nazionale e un comitato direttivo, ma territori e Rsu sono destinati all’immiserimento. E questo la Fiom, sottolinea il segretario della Fiom, non potrà mai accettarlo.
Poi Landini si è anche ricordato, mettendolo in premessa del suo intervento, che lui è anche un membro del Comitato direttivo della Cgil. E sul quel terreno non è che Susanna Camusso se la cava tanto meglio. “Che bisogno c’era di chiudere in fretta e furia l’accordo” sul cosiddetto regolamento in questi giorni? Ha chiesto Landini. Cosiddetto, perché lui la tesi che il testo di gennaio non abbia cambiato niente rispetto al 31 maggio dell’anno scorso quando si fece l’accordo quadro, la rifiuta. Lo contesta su almeno due punti: le sanzioni verso chi dissente, e le deroghe che possono essere introdotte a livello aziendale, così come prevede l’accordo del 28 giugno.
Insomma, ce ne è abbastanza per chiedere che su tutta questa materia siano gli iscritti alla Cgil a decidere attraeverso il voto. Landini lo chiede non perché sia molto arrabbiato, bensi perché sono le regole interne stesse della Cgil che lo contemplano. Regole che Camusso ha bypassato sportivamente infischiandosi anche del fatto che il congresso ormai è alle porte. Del resto, in calce al “regolamento” c’è scritto che un po’ di tempo per ripensarci ci sta.
C’è un’altra questione che potrebbe bloccare tutta la macchina del consenso all’accordo. Ed è il ricorso per vie legali. A chiederlo è sicuramente Giorgio Cremaschi, che al momento del voto ha dichiarato di voler uscire dall’aula proprio per questo motivo. E poi, esattamente come nella vicenda Fiat, che per certi aspetti sembra ricalcare quella del “regolamento”, c’è il rischio di una valanga di ricorsi da parte dei singoli lavoratori, che si vedono espropriati di un diritto costituzionale, e quello degli altri sindacati che in quanto non firmatari non potrebbero partecipare alle elezioni delle Rsu.
Che congresso possa venir fuori da un caos del genere ancora non è possibile prevederlo con certezza. Di sicuro la Fiom aggiungerà un “quinto emendamento”, quello contro il “regolamento” appunto. Sarà sufficiente per rompere definitivamente il patto di maggioranza? Per il momento  Landini si tiene le mani libere. E non manca però di sottolineare: ”L’accordo sul congresso al contrario di altri io l’ho fatto con lealtà”.

FABIO SEBASTIANI

da Liberazione.it

sabato 14 dicembre 2013

Spettacolare Tributo a Mandela in un Supermercato

Sabato 7 Dicembre in questo negozio di Pretoria è stato programmata questa performance straordinaria in collaborazione con la campagna “Operation SmileChristmas”. Il coro gospel aveva preparato una riedizione della canzone di James Brown, “I Feel Good“, ma quando Mandela è mancato, il coro ha deciso di fare un tributo in suo onore e hanno cantato la canzone di Johnny Clegg “Asimbonanga“.

Ed ora alzate il volume e ascoltate questa meraviglia!

 

mercoledì 20 novembre 2013


Ancora Macogna. Berlingo, Rovato e Travagliato: ricorso congiunto. La nota della Federazione della Sinistra.

ricorso tar macognaAncora sulla vicenda della discarica Macogna tra Rovato, Cazzago San Martino, Berlingo e Travagliato.
I Comuni di Berlingo (capofila), Rovato e Travagliato, riporta oggi la stampa locale, hanno raggiunto un accordo per un ricorso congiunto contro l’autorizzazione provinciale alla discarica, che insisterebbe sul territorio di Cazzago San Martino (Pedrocca).
Il ricorso dovrebbe essere presentato entro il 13 novembre, data che – secondo il sindaco di Berlingo Cristina Bellini – rappresenta il termine ultimo per contestare l’autorizzazione provinciale.
Anche Cazzago annuncia un ricorso, separato: sulle date, in questo caso, non c’è concordanza, dato che i legali consultati dall’Amministrazione cazzaghese sostengono che i tempi sarebbero più lunghi, essendo il 13 novembre la scadenza per “terzi” e non i diretti interessati, come appunto risulta essere Cazzago, sul cui territorio si svilupperà materialmente la discarica Drr da 100mila metri quadrati e un milione e 350mila metri cubi di rifiuti tecnicamente catalogati come “inerti”.
In attesa di vedere, nero su bianco, il ricorso, noi riceviamo e pubblichiamo da Cazzago questa nota, della locale Federazione della Sinistra, firmata da Andrea Sciotti, che è anche segretario del circolo di Rifondazione comunista di Rovato.
Ricordiamo che il contatto per inviarci comunicati e note è semprerovatopuntoorg@gmail.com:
DISCARICA DRR
I Cittadini di Cazzago S.M. ed in particolare gli abitanti della Pedrocca d’ora in poi sapranno chi ringraziare per l’ennesimo scempio sul loro territorio: l’Amministrazione PDL / LEGA del Sindaco Mossini.
Dopo aver sbandierato continuamente in campagna elettorale la loro contrarietà a qualsiasi tipo di discarica, la Giunta Mossini impone al nostro territorio già ampiamente dissestato un regalo di Natale anticipato:una mega discarica che smaltirà un milione e 350 mila metri cubi di rifiuti inerti o inertizzati!
Non facciamoci però ingannare dal nome perché inerti non sono: avremo scarti di fonderia, scorie non trattate, rifiuti dal trattamento di scorie, residui lavorazione marmi e altre porcherie.
Mentivano in campagna elettorale e mentono oggi affermando che il loro parere favorevole era relativo solo al progetto di viabilità dell’area (per la discarica).
Nell’atto di autorizzazione del progetto da parte della Provincia si dice esplicitamente in modo estremamente chiaro che “l’adeguamento stradale costituisce un presupposto essenzialealla realizzazione dell’impianto di smaltimento rifiuti.
Quindi l’apertura della discarica è subordinata all’adeguamento della strada; senza adeguamento della strada non ci sarebbe discarica!
Quindi se sei favorevole al nuovo progetto di viabilità, Assessore Capoferri, sei favorevole anche alla discarica!
Non contenti i nostri Amministratori confermano anche il proprio ruolo di capofila per l’attuazione di quanto sopra.
Per non volere veramente la discarica bisognava seguire l’esempio dei Comuni di Travagliato e di Berlingo: votare contro i lavori della nuova viabilità.
C’è anche un’altra cosa che lascia l’amaro in bocca ed è il fatto che il Sindaco Mossini , l’Assessore Capoferri e la Giunta erano al corrente di questo già da 8 mesi in quanto la Conferenza dei Servizi in cui si da il via libera alla discarica è datata 5 Aprile 2013……..e i Cittadini non si informano??!
Adesso si parla di ricorso al TAR; ben venga ! ma come prenderà in considerazione il Tribunale il ricorso fatto da chi ha creato il danno? Ricorrere contro un proprio parere ha decisamente del ridicolo.
Probabilmente dopo un anno e mezzo pressoché di immobilismo, la Giunta Mossini ha inteso fare qualcosa: un disastro.
La Federazione della Sinistra di Cazzago S.M. sosterrà tutte le iniziative che andranno nella direzione di una forte tutela del territorio e quindi contro ogni apertura di cave e discariche.
Suggeriamo ai quattro Comuni interessati di rinnovare un forte impegno verso l’attivazione del PLIS , insistendo e sollecitando la Provincia affinché lo faccia proprio, salvaguardando in questo modo l’intera area verde sovraccomunale.


                                                                                  Andrea Sciotti -      Federazione della Sinistra Cazzago S.M.

sabato 16 novembre 2013

SVENDOLA...ECCOLA LA VERA FACCIA DEL GOVERNATORE DELLA PUGLIA

Ci sono tanti modi per finire una carriera politica. Quello che la sorte ha riservato a Nichi Vendola è uno dei peggiori, proprio perché Nichi Vendola non era tra i politici peggiori. Aveva iniziato bene, con un impegno sincero contro le mafie e l’illegalità. Aveva pagato dei prezzi, ancor più cari di quelli che si pagano di solito mettendosi contro certi poteri, perché faceva politica da gay dichiarato in un paese sostanzialmente omofobo e da uomo di estrema sinistra in una regione sostanzialmente di destra. Ancora nel 2005, quando vinse per la prima volta le primarie del centrosinistra e poi le elezioni regionali in Puglia, attirava vastissimi consensi e altrettanti entusiasmi e speranze. E forse li meritava davvero.
Poi però è accaduto qualcosa: forse il potere gli ha dato alla testa, forse la coda di paglia dell’ex giovane comunista ha avuto il sopravvento, o forse quel delirio di onnipotenza che talvolta obnubila le menti degli onesti l’ha portato a pensare che ogni compromesso al ribasso gli fosse lecito, perché lui era Nichi Vendola. S’è messo al fianco, come assessore alla Sanità (il più importante di ogni giunta regionale) un personaggio in palese e quasi dichiarato conflitto d’interessi, come Alberto Tedesco. S’è lasciato imporre come vicepresidente un dalemiano come Alberto Frisullo, poi finito nella Bicamerale del sesso di Gianpi Tarantini, a mezzadria con Berlusconi. Ha appaltato al gruppo Marcegaglia l’intero ciclo dei rifiuti, gratificato da imbarazzanti elogi del Sole 24 Ore quando la signora Emma ne era l’editore. (…)
Ha stretto un patto col diavolo del San Raffaele, il famigerato e non compianto don Luigi Verzé, consegnandogli le chiavi di un nuovo ospedale a Taranto da centinaia di milioni. E si è genuflesso dinanzi al potere sconfinato della famiglia Riva, chiudendo un occhio o forse tutti e due sulle stragi dell’Ilva. Il fatto che, come ripete con troppa enfasi, non abbia mai preso un soldo dai Riva (…), non è un’attenuante, anzi un’aggravante. Non c’è una sola ragione plausibile che giustifichi il rapporto di complicità “pappa e ciccia” che emerge dalla telefonata pubblicata sul sito del Fatto fra lui e lo spicciafaccende-tuttofare dei Riva: quell’Archinà che tutti sapevano essere un grande corruttore di politici, giornalisti, funzionari, persino prelati. Un signore che non si faceva scrupoli di mettere le mani addosso ai pochi giornalisti non asserviti.
In quella telefonata gratuitamente volgare, fatta dal governatore per complimentarsi ridacchiando con il faccendiere della bravata contro il cronista importuno, non c’è nulla di istituzionale: nemmeno nel senso più deteriore del termine, nel più vieto luogo comune del politico scafato che deve tener conto dei poteri forti e delle esigenze occupazionali. C’è solo un rapporto ancillare e servile fra l’ex rivoluzionario che si è finalmente seduto a tavola e il potente che a tavola ha sempre seduto e spadroneggia nel vuoto della politica e dei controlli indipendenti, addomesticati a suon di mazzette.
(…) La telefonata con Archinà è peggio di qualunque avviso di garanzia, persino di un’eventuale condanna. Perché offende centinaia di migliaia di elettori che ci avevano creduto, migliaia di vittime dell’Ilva e i pochi politici che hanno pagato prezzi altissimi per combattere quel potere malavitoso. Perché cancella quello che di buono (capirai, in otto anni) è stato fatto in Puglia. Perché diffonde il qualunquismo del “sono tutti uguali”. Perché smaschera la doppia faccia di Nichi. Perché chi ha due facce non ce l’ha più, una faccia.
Marco Travaglio, il fatto Quotidiano, 16 novembre 2013
in data:

Cerca in Liberazione.it

venerdì 15 novembre 2013

SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA'?

Ilva, la telefonata choc di Vendola: risate al telefono per le domande sui tumori

Nel luglio del 2010 il leader di Sel viene intercettato con Girolamo Archinà, il pr della famiglia Riva. "Dica che non mi sono defilato". E dà della 'faccia da provocatore' a chi chiedeva spiegazioni sui morti. Per tutta la giornata di ieri non ha risposto al Fatto

Vendola

E’ il 19 novembre 2009. La conferenza stampa di presentazione del “Rapporto ambiente e sicurezza” dell’Ilva è appena terminata. Luigi Abbate, giornalista dell’emittente tarantina Blustar Tv, si avvicina a Emilio Riva, 87enne ex patron dell’acciaio e gli chiede: “La realtà non è così rosea visti i tanti morti per tumore…”. Riva non è abituato a domande scomode. Abbozza una risposta bofonchiando: “Ve li siete inventati” e si salva grazie all’intervento del suo addetto alle relazioni istituzionali Girolamo Archinà, che strappa letteralmente il microfono dalle mani del giornalista. Il video finisce su Youtube e comincia a fare il giro d’Italia. Diversi mesi più tardi, nel luglio del 2010, appena tornato da un viaggio in Cina anche Nichi Vendola lo vede. A mostrarglielo sono stati “degli amici di Roma”, in quei giorni interessati al caso Ilva perché in quei giorni l’azienda era tornata sulle pagine dei giornali a causa della diffusione dei dati dell’Arpa sui livelli allarmanti di benzo(a)pirene a Taranto. Il video della conferenza stampa sarà al centro di una telefonata tra il governatore della Puglia e Archinà, considerato dai pm la “longa manus” dei Riva. 
Nell’intercettazione, il governatore di Puglia ride di gusto dicendo ad Archinà di aver apprezzato “lo scatto felino”. Confessa di essersi divertito insieme al suo capo di gabinetto. Definisce una “scena fantastica” l’immagine di Archinà che impedisce al giornalista di intervistare Emilio Riva. Il leader di Sel, ridendo, rivolge anche i suoi “complimenti” ad Archinà. Non solo. Riferendosi al giornalista lo definisce una “faccia di provocatore”. Vendola, che afferma di aver fatto davvero le battaglie a difesa della vita e della salute, suggerisce di “stringere i denti” di fronte a questi improvvisatori “senza arte né parte”. E aggiunge: “Dite a Riva che il presidente non si è defilato”.
Oggi Nichi Vendola è tra i 53 indagati dell’inchiesta “Ambiente svenduto”. Per la procura di Taranto, che ha coordinato l’attività investigativa della Guardia di finanza, il leader di Sinistra ecologia e libertà ha fatto pressioni sul direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, perché ammorbidisse il suo atteggiamento nei confronti dell’Ilva. Concussione. Girolamo Archinà, invece, è finito in carcere il 27 novembre 2012. Associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. Sono le ipotesi di reato da cui dovrà difendersi l’ex pr dell’Ilva insieme a Emilio, Fabio e Nicola Riva, all’ex direttore della fabbrica Luigi Capogrosso. Ma non è tutto. Archinà, infatti, è accusato anche di corruzione in atti giudiziari per aver versato una tangente di diecimila euro a Lorenzo Liberti, ex consulente della procura, incaricato di svolgere una perizia sulle emissioni nocive dello stabilimento siderurgico. Nel corso dell’inchiesta è anche emerso come molti cronisti locali (e alcune testate) fossero di fatto a libro paga di Archinà. Soldi per nascondere lo scandalo inquinamento e, soprattutto, per non fare domande. 
Per tutta la giornata di giovedì 14 novembre i cronisti de Il Fatto Quotidiano hanno provato a contattare telefonicamente Vendola e i suoi collaboratori. Il cellulare del governatore ha sempre suonato a vuoto. E nonostante l’invio di sms, il leader di Sel non ha mai risposto nè richiamato. 
di Francesco Casula e Lorenzo Galeazzimontaggio di Samuele Orini 
Ascolta la telefonata integrale

lunedì 11 novembre 2013

Comunicato stampa del Centro Sociale 28 maggio di Rovato, del Partito della Rifondazione Comunista e dei Cittadini per la Costituzione di San Vigilio – Concesio

COMUNICATO STAMPA

Sabato 9 novembre 2013 si è svolto il presidio sotto la Prefettura organizzato dal Centro Sociale 28 maggio di Rovato, dal Partito della Rifondazione Comunista e dai Cittadini per la Costituzione di San Vigilio – Concesio.
Abbiamo presentato un esposto al Prefetto per chiedere la chiusura di tutti i covi fascisti sul nostro territorio dopo: il “Sabato Fascista” organizzato da Casa Pound a San Vigilio, il presidio di Forza Nuova per “festeggiare” a suo modo le 363 vittime della strage di Lampedusa al crocevia di Sarezzo, i gravi attentati alla sede di Rifondazione Comunista di Lonato e al Centro Sociale 28 maggio di Rovato, le ripetute provocazioni al quartiere Carmine di Brescia.
Il clima di tensione latente si è accentuato quando abbiamo pubblicizzato il presidio su facebook; sui social network sono infatti comparse ripetute minacce, insulti e inviti ai camerati alla partecipazione al nostro presidio con i sampietrini.
Nella notte antecedente il presidio sono comparsi nel quartiere Carmine e nei pressi del luogo del presidio volantini oltraggiosi sempre riconducibili ai fascisti, tutto questo a dimostrazione che l’allerta che abbiamo voluto lanciare con il nostro esposto al Prefetto è legittima e oltremodo urgente.
Questo clima di tensione evidente avrebbe dovuto allertare le forze dell’ordine, che invece non sono state in grado di gestire le ripetute provocazioni dei nazifascisti presenti da ore nelle vicinanze del luogo del presidio e durante il suo svolgimento.
La questura non ha pensato che fosse utile isolare questi soggetti per renderli inoffensivi, creando i presupposti di una provocazione che ha generato un contatto che poteva essere evitato.
L’intervento tardivo e inefficiente della Celere ancora una volta si è scatenato contro i compagni e le compagne del presidio che tentavano di evitare un inasprimento della situazione.
Una nostra compagna è stata brutalmente manganellata sulla fronte, riportando un grosso ematoma e la rottura degli occhiali che fortunatamente non le ha lesionato gli occhi.
L’impressione che abbiamo è che lo scontro, chiaramente prevedibile, era auspicato per mettere in ombra e ridurre mediaticamente la nostra azione politica antifascista, azione che con l’esposto al Prefetto chiede un’urgente presa di posizione della massima autorità di Governo del territorio sul tema del rispetto della nostra Costituzione “senza se e senza ma”, come scritto nella copertina dell’esposto stesso:
Brescia, mortalmente colpita con la strage di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974, chiede ancora che ai suoi morti venga data verità e giustizia. Pertanto non possiamo tollerare che formazioni di chiara ispirazione fascista siano presenti sul nostro territorio promuovendo come da sempre POLITICHE DELL’ODIO NEI PERIODI DI CRISI!
A BRESCIA : IN FONDO A DESTRA dobbiamo avere solo serrande chiuse!!!
Brescia, 10 novembre 2013
                                                                                  Centro Sociale 28 maggio
                                                                                  Rifondazione Comunista
                                               Cittadini per la Costituzione di S.Vigilio-Concesio