domenica 4 maggio 2014

CGIL contro CGIL - La denuncia del documento alternativo

Sottoscritto oggi in Tribunale un atto di citazione contro l'accordo del 10 gennaio. Segu comunicato (...)

Oggi 30 aprile, Giorgio Cremaschi, assistito dagli avvocati Antonio Di Stasi e Giovanni Patrizi, ha sottoscritto un atto di citazione presso il Tribunale Civile di Roma per impugnare, secondo l'art. 23 del Codice Civile, la decisione della Cgil di sottoscrivere l'intesa del 10 gennaio 2014.

Le motivazioni di fondo di tale impugnativa stanno nella incostituzionalità del T.U. sulla rappresentanza e nella violazione di molte norme dello Statuto della Cgil, che ne rendono illegittima la sottoscrizione da parte dell'organizzazione.

Per sostenere le spese legali, “Il sindacato è un'altra cosa” ha lanciato una sottoscrizione con la campagna 1 euro contro il 10 che promuoveremo nei prossimi giorni.

Il sindacato è un'altra cosa


http://www.libera.tv/videos/5943/cgil-contro-cgil---la-denuncia-del-documento-alternativo.html

martedì 29 aprile 2014

l' AMMINISTRAZIONE "DEL DIRE DEL FARE DEL NULLA"

Ho già parlato più volte dell'immobilismo della nuova amministrazione a guida Mossini di Cazzago S.M. ma forse è meglio ricordarlo a chi legge questo blog e ai cittadini del nostro Comune.
Siamo quasi a 2 anni dall'insediamento dell'amministrazione del centro destra e risultati sono sotto gli occhi di tutti.Parafrasando Renzi nell'imitazione di Crozza, questa amministrazione del dire del fare e io ci aggiungo del nulla è ferma sulle posizioni iniziali.
Dopo 2 anni passati ad accusare la Belli e l'amministrazione Foresti sulle inadempienze legate allo scavo per la n uova scuola materna,dopo commissioni speciali per individuare responsabilità,dopo minacce di querele e denunce tutto è fermo e questo significa che il tanto "blaterare"di assessori e consiglieri di maggioranza e minoranza (Lista Obiettivo Comune)è stato una farsa rivolta a delegittimare un'avversario politico.
La sola cosa che ha messo subito in pratica la nuova amministrazione è stata l'addizionale Irpef che i cittadini stanno pagando,tassa che doveva servire a ripianare i debiti che a 2 anni di distanza sembrano magicamente spariti visto che ci troviamo con un avanzo di bilancio di 100,000 euro.
Un plauso ai nuovi amministratori.

venerdì 18 aprile 2014

ADIOS

Non è vero che le persone smettono di inseguire i sogni perché invecchiano, diventano vecchi perché smettono d’inseguire sogni.



martedì 8 aprile 2014


COSA SUCCEDE?

Il congresso non è ancora finito e la Fiom in fabbrica continua a non raccontare ai lavoratori anche alla Stefana cosa stà avvenendo.

Durante le assemblee congressuali si invitano i lavoratori a firmare il documento 1 della Camusso e gli emendamenti presentati dalla Fiom, perchè si vuole un congresso unitario. Invece gli emendamenti si sono fermati a Milano. perchè?
La tesi che si legge sui giornali sarebbe:
siccome a livello nazionale, le percentuali sono state calcolate considerando i voti degli emendamenti sui voti finali e non sui voti raccolti nelle assemblee, il risultato è che gli emendamenti non ci sono più, cioè non avrebbero raggiunto il necessario quorum per essere almeno “considerati”.
E così che “finalmente” anche “gli emendatari” contestano il risultato del voto e del congresso per “i numerosi verbali non chiari o addirittura falsi”? È così?

Inoltre, in questi giorni si invitano i lavoratori a firmare un referendum senza indire assemblee, senza spiegare nulla ai lavoratori, di cosa stà succedendo e cosa accadrà quando il testo unico diventerà operativo. Forse è la CISL che non vuole le assemblee? o non vuole il voto? Ma come, i lavoratori non votano più gli accordi che li riguardano?

L'accordo sottoscritto da CGIL – CISL e UIL il 10 gennaio scorso, senza dire nulla a nessuno, è INCOSTITUZIONALE e ci rivolgeremo alla magistratura perchè non vogliamo avere le stesse regole che hanno lasciato fuori dalla fabbrica per molti mesi la Fiom da tutti gli stabilimenti FIAT, da Pomigliano a Brescia.

I lavoratori meritano spiegazioni, certo anche da parte dei delegati della Stefana che hanno votato insieme alla maggioranza degli iscritti Fiom - Cgil gli emendamenti che chiedevano il ritorno ai 40 anni di contributi ed ai 60 anni di età per andare in pensione per poi, al congresso della Camera del Lavoro ed ai congressi regionali votare contro un Ordine del giorno presentato da“il sindacato è un altra cosa”in cui si chiedeva alla Cgil di farsi promotrice di un iniziativa per cancellare la legge Fornero sulle pensioni.

Vorremmo chiarezza, chiediamo troppo?


Gli iscritti Fiom de
il sindacato è un'altra cosa” - opposizione in Cgil - della Stefana

Ospitaletto aprile 2014



IL SINDACATO È UN ALTRA COSA

lunedì 31 marzo 2014

CONGRESSO TRUFFA CGIL

I risultati dei congressi Cgil in corso di svolgimento in questi giorni parlano di un consenso del 97% al documento della Camusso,una percentuale degna dei regimi autoritari.Da dove vengono tutti questi voti?Perchè vengono negati i verbali dei congressi e si nascondono i dati alle minoranze?Bella prova di democrazia da parte della Camusso e dei suoi scagnozzi.


Muro di gomma per coprire i dati falsi 

http://www.libera.tv/videos/5821/congresso-cgil--un-muro-di-gomma-per-coprire-i-dati-falsi.html

A Trieste votano anche i morti

domenica 30 marzo 2014

Auguri compagno Pietro

Auguri compagno PietroOggi, 30 marzo, il compagno Pietro Ingrao compie 99 anni. Nel fargli gli auguri vogliamo ringraziarlo per quanto ha fatto nel corso della sua vita per rendere vivo e desiderabile il comunismo. Se continuiamo a batterci per la libertà e la giustizia, se domani saremo in piazza a raccogliere le firme per presentare la lista Tsipras, è anche per questo: perché ci riconosciamo nelle battaglie fatte da Ingrao e da tanti altri oscuri compagni e compagne, sono la nostra storia e non vogliamo che il loro lavoro e i loro sacrifici finiscano nel nulla. Walter Benjamin parlava della capacità di rammemorazione e io penso che questa capacità non dobbiamo perderla. Auguri Pietro!
Paolo Ferrero

lunedì 24 marzo 2014

UN RITORNO ALLA GRANDE

A vent'anni di distanza del suo ultimo lavoro da solista David Crosby ci regala un album di grande valore artistico 

mercoledì 12 marzo 2014

QUESTA CGIL NON MI RAPPRESENTA PIU'

In questi giorni dove si stanno svolgendo i congressi della CGIL sono accaduti 2 fatti gravissimi.Il primo a Lucca l'altro a Brescia.

VERGOGNA A LUCCA

Il congresso provinciale della Cgil tenuto il 6-7 marzo a Lucca ha respinto l’ordine del giorno “sulle dimissioni di Moretti da Amministratore delegato delle ferrovie, sulla sicurezza in ferrovia, sul sostegno ai familiari delle Vittime della strage ferroviaria di Viareggio”. L’OdG è stato respinto con 76 voti contrari, 49 a favore e 19 astensioni. Prima hanno fatto di tutto per non metterlo in votazione adducendo sciocchi e stupidi “vizi di forma”: mancava la firma. Lo stesso OdG era stato presentato il giorno prima (6 marzo) nella commissione politica con il riferimento al “VI congresso Filt-Cgil provincia di Lucca” per evidenziare il fatto che nel congresso della Filt del 27 febbraio in località Carignano (Lu), era stato assunto e fatto proprio. L’OdG veniva messo ai voti su proposta del commissario della Camera del lavoro di Lucca, Chiriaco, che “motivava” però la sua bocciatura. E così è stato … Questo grave fatto non ha bisogno di alcun commento. Poi, per rimediare, alla lettura del documento finale, lo stesso commissario ha proposto che fosse inserita la richiesta di giustizia per Viareggio. Cosa dire? C’è da dire che ancora una volta è prevalsa la burocrazia e l’ipocrisia. Rimane, però, il fatto che il congresso provinciale Cgil nel respingere l’OdG si è assunto la grave responsabilità di mostrare la propria sudditanza e subalternità nei confronti del cav. Moretti e dei governi (Berlusconi, Letta e Renzi) che lo hanno rinominato Amministratore delegato di fronte alle pesanti accuse per la strage ferroviario di Viareggio (e per questo rinviato a giudizio) e, addirittura, proposto ministro. Grazie ancora Cgil.


LA FINTA SINISTRA DI BRESCIA

Al congresso della Cgil di Brescia, una volta la più avanzata, la maggioranza emendataria ha respinto un ODG che chiedeva la mobilitazione della CGIL per cancellare la legge Fornero sulle pensioni. Fine di una finzione.

mercoledì 5 marzo 2014

NO F35



Nuovo report della campagna “Taglia le ali alle armi”: il programma Joint Stike Fighter sta sfuggendo al controllo e continua a costare troppo. Già spesi dall’Italia oltre 720 milioni di euro per acquistare i primi velivoli, i cui costo medio sarà di 135 milioni di euro.
Fonte: Campagna “Taglia le ali alle armi”
Presentato a Roma il rapporto “Caccia F-35 la verità oltre l’opacità” della campagna “Taglia le ali alle armi”, nuovo contributo all’approfondimento sui cacciabombardieri della mobilitazione che dal 2009 dice NO a questa inutile spesa militare.
In presenza di opacità e carenze informative è ancora una volta il lavoro delle reti della Pace e del Disarmo a mettere a disposizione di politica ed opinione pubblica uno sguardo realistico sul programma militare più costoso della storia.
Il programma di acquisto degli F35 ha molteplici risvolti, non è “solo” una questione che riguarda i pacifisti: sono in gioco il modello di Difesa del nostro Paese e le sue politiche di spesa militare, ma più in generale l’impostazione strategica che guida le scelte economico-finanziarie del Governo e l’impiego delle risorse pubbliche in una fase di crisi economica e sociale drammatica  che sta colpendo gran parte dei cittadini italiani.
Governare significa scegliere. Anche e soprattutto in tempi di forte crisi come questi. Gli oltre 14 miliardi per l’acquisto e lo sviluppo dei cacciabombardieri (e più di 52 per l’intera gestione del programma) potrebbero essere spesi molto meglio.
Ciascuna componente acquistata di un F-35 sottrae le risorse necessarie per affrontare le vere priorità del paese, quelle con le quali i giovani, gli studenti, i disoccupati, i lavoratori in cassa integrazione, gli abitanti di territori abbandonati all’incuria si confrontano ogni giorno: mancanza di occupazione, disagio abitativo, servizi sociali insufficienti, territori a rischio idrogeologico.
Di seguito i principali elementi messi in luce nel Rapporto:
> Il costo complessivo del programma per l’Italia (se confermati 90 caccia) è in minima ascesa ad oltre 14 miliardi di euro. Ciò dipende dalla crescita dei costi unitari (e aumenterà ancora soprattutto considerando che gli USA stanno pensando ad un taglio nelle acquisizioni); si vocifera di riduzioni nell’acquisto anche nel nostro Paese e ciò comporterà rialzi sui costi unitari.
> La proiezione di costo totale “a piena vita” del progetto rimane su una stima di oltre 52 miliardi di euro
Per la prima volta vengono elencati in dettaglio tutti i contratti sottoscritti dall’Italia con gli Stati Uniti, e si dimostra come siano già stati spesi 721 milioni di euro nelle fasi di acquisto (oltre ai 2,7 miliardi per sviluppo e FACO
Sono 126 i milioni di euro già spesi per i primi tre caccia (quelli del Lotto VI in prospettiva meno utilizzabili), sforando qualsiasi precedente stima del Ministero della Difesa. Secondo la nostra campagna la stima attuale media (conservativa) per aereo è di 135 milioni di euro complessivi
Le problematiche tecniche e di gestione che continuano a rimbalzare dagli Usa ci parlano di un programma in difficoltà, e per questo pericoloso anche per i partner internazionali, anche se Pentagono e Lockheed Martin minimizzano e continuano nel loro percorso. Tutto ciò però deve essere elemento da considerare attentamente da parte del nostro Parlamento, se vuole essere serio a riguardo di questa spesa pubblica
Nel corso del 2013 il Governo italiano ha proseguito l’acquisto dei caccia non attenendosi alle indicazioni delle mozioni di metà anno votate alla Camera e al Senato. Ciò è avvenuto non solo comprando definitivamente 3 + 3 aerei dei Lotti VI e VII con una giustificazione risibile (“si erano già sottoscritti contratti per inizio acquisto”, ma tali tipi di accordi non erano assolutamente vincolanti) ma anche facendo partire repentinamente anche il nuovo procurement del Lotti VIII e IX appena qualche giorno dopo l’ultimo voto in Senato
I dati relativi al ritorno industriale, estrapolati da diverse fonti e confermati anche da Lockheed Martin, confermano ad oggi un rientro per le aziende del nostro paese di circa il 19% in confronto all’investimento pubblico (meno di 700 milioni di euro sui 3,4 miliardi già spesi dal Governo italiano)
Le aggiornate stime di costo permettono di continuare il confronto tra la spesa per i caccia ed altri utilizzi, più sensati, dei fondi pubblici. In particolare con lo stanziamento medio annuale previsto per i prossimi tre anni di 650 milioni di euro si potrebbero creare 26000 posti di lavoro qualificati, o mettere in sicurezza circa 600 scuole all’anno oppure non tagliare ma aggiungere risorse in più al Servizio Sanitario Nazionale rafforzando anche i servizi di medicina territoriale H24
Inoltre ad un confronto diretto (sempre opportuno) un F35A (il cui costo complessivo è attualmente stimabile in 135 milioni di euro) è pari alla spesa necessaria per:
la retribuzione di 5400 ricercatori per un anno;
la messa in sicurezza di 135 scuole (rispetto norme antincendio, antisismiche, idoneità statica);
l’acquisto di 21 treni per pendolari con 12.600 posti a sedere;
la garanzia di 33.750 borse di studio di 4000 euro per gli studenti universitari;
la partecipazione di 20.500 ragazzi al Servizio Civile Nazionale;
la costruzione di 405 nuovi asili capaci di accogliere 12,150 bambini e creare 3645 nuovi posti di lavoro;
l’accoglienza dignitosa di 10.567 richiedenti asilo per un anno.


lunedì 3 marzo 2014

DAI BULLONI ALLE UOVA


Venerdì 28 febbraio al congresso provinciale FIOM, che si teneva ad Albino (BG), un operaio della Brembo, delegato FIOM, ha scagliato un uovo contro il segretario provinciale CGIL Luigi Bresciani.
Penso che male hanno fatto i dirigenti della sinistra CGIL che si sono dissociati dal delegato FIOM della Brembo e hanno condannato il suo gesto. 
Va ricordato che il segretario della CGIL colpito dalle uova e non dai bulloni come Trentin nel lontano 1992 a Firenze  ho fatto delle dichiarazioni su l’Eco di Bergamo (il giornale della Curia vescovile) quantomeno fuori luogo insultato i fautori del documento congressuale “Il sindacato è un’altra cosa” e intimato loro di uscire dalla CGIL.
Che altro aspettarsi?Il clima che si è venuto a creare nella CGIL in questi giorni,è un clima irrespirabile,chi è contro la Camusso deve essere fatto fuori con ogni mezzo e i fatti di Milano ne sono l'esempio lampante.
 L’azione spontanea dell’operaio della Brembo è giusta e sacrosanta,putroppo come si è visto dopo la stagione dei bulloni queste azioni servono a poco se non sono seguite dalla massa dei lavoratori soprattutto iscritti alla CGIL.
Piena solidarietà al compagno della Brembo

CGIL CONGRESSO FARSA PRO CAMUSSO

venerdì 28 febbraio 2014

Rottura definitiva tra Camusso e Landini

Scontro frontale, senza più mediazioni. Ci siamo presi un giorno prima di scrivere del Direttivo Nazionale della Cgil, in modo da far sbollire le incazzature e i toni accesi e verificare meglio le cose. Ma non sono cambiate, nel frattempo.
E quindi. La Cgil terrà una – finta - consultazione degli iscritti sull’accordo sulla rappresentanza siglato il 10 gennaio insieme a Cisl, Uil e Confindustria. Il tutto dovrebbe avvenire entro il mese di marzo; è la stessa tempistica a suggerire che si tratterà di un “pro forma”, utile soltanto alla Camusso per “certificare” che la sua scelta è stata approvata e che questo è avvenuto con “procedure democratiche”. Chiunque abbia messo il naso in un'assemblea congressuale della Cgil, di questi tempi, sa benissimo che non è esattamente così. Tanto meno per quanto riguarda le procedure di voto, ridicolizzate dalla prassi dell'”urna itinerante” con un solo funzionario che va in giro a raccogliere “i voti”... e poi se li conta da solo (a meno che non ci sia anche un combattivo esponente del documento alternativo).

Il documento che fissa le modalità della consultazione non lascia spazio a interpretazioni dissonanti. “Una campagna di assemblee informative già definite tra Cgil, Cisl e Uil da tenersi nel mese di marzo”, al cui termine ci sarà il voto dei soli lavoratori iscritti alla Cgil” (in Cisl e Uil, ormai, non si fa più nemmeno finta di chiedere il parere degli iscritti). Ma nemmeno la votazione sarà così semplice; i seggi saranno infatti due. Da un lato “coloro che sono ricompresi nelle intese già raggiunte (Confindustria e Confservizi)”, dall’altro “coloro a cui estendere gli accordi”.
Da presa in giro definitiva anche il testo stampato sulla scheda: i lavoratori non saranno chiamati a votare sul merito dell’accordo sulla rappresentanza, ma un “sì” o un “no” al parere espresso dal segretario generale. Insomma: un referendum sulla fiducia al “segretario”, prendere o lasciare, “che mette l’accordo al riparo dalla consultazione. La Cgil non dice a Cisl, Uil e Confindustria che il testo è congelato fino al risultato del voto: l’accordo è già operativo. Si tratta di una doppia finta”. Parole di Landini, non nostre...
Non ci sarà spazio per presentare alcuna posizione alternativa, alcuna “lettura” che possa rivelare gli elementi assolutamente incostituzionali presenti del “testo unico sulla rappresentanza”.
La Fiom aveva chiesto procedure del tutto differenti, a cominciare dalla platea degli iscritti da ammettere al voto. Sostanzialmente proponeva di limitarla alle categoria industriali del settore privato (l'accordo in effetti vincola soltanto le imprese aderenti a Confindustria, oltre che i tre sindacati firmatari), in pratica soltanto un milione di iscritti sui 5,7 “ufficiali” dichiarati dalla Cgil; escludendo di fatto il pubblico impiego (che ha già da anni una regolamentazione della rappresentanza) e i pensionati (ormai fuori dalla contrattazione). I pensionati non voteranno, per decisione della segretaria, Carla Cantone, che si è così guadagnata a sua volta l'ostitlità perenne della Camusso; ma potranno farlo ben 2,7 milioni di “attivi”, anche se di fatto disinteressati alle norme previste in quell'accordo.
L’area che fa capo a Giorgio Cremaschi, rappresentata nel documento congressuale alternativo “Il sindacato è un'altra cosa”, non ha neppure partecipato al voto in sede di Direttivo, ritenendolo “illegittimo” ai sensi dello Statuto Cgil e della Costituzione italiana. L'altro ieri, del resto, avevamo pubblicato il suo intervento in quella sede, in cui accusava l'intero vertice della Cgil di falsificare i voti del congresso, “come fa Putin in Russia”, fino a chiedere le dimissioni della Camusso.
Anche Landini, Rinaldini e gli altri membri del Direttivo sulla stessa linea, sono usciti dalla sala al momento del voto, per non “legittimare” una decisione abnorme che rovescia il ruolo del sindacato nell'Italia del dopoguerra, riportandolo all'irrilevanza del “sindacato di regime” sancito dal “patto di Palazzo Vidoni”, del 1925.
Maurizio Landini e le tute blu diserteranno anche “la consultazione”, a questo punto. Ma soprattutto prepareranno iniziative potenzialmente dirompenti. Si parla di una grande manifestazione nazionale indetta dalla Fiom negli stessi giorni della consultazione. Una contrapposizione “fisica” di detonante significato politico. Di fatto, la “presentazione” pubblica sdi un altro sindacato, anche se (solo) formalmente ancora interno alla Cgil.
Non esistono dubbi sul fatto che il “treno blindato” in cui si è rinchiusa la segreteria confederale andrà avanti costi quel che costi. Probabile dunque che lo stesso Landini venga deferito ai probiviri (o come si chiama adesso la Commissione che deve decidere le punizioni per i “ribelli” alla linea del segretario), aprendo così le porte al “commissariamento” della stessa Fiom.
Ma anche a prescindere dalle vicende interne alla Cgil, l’accordo del 10 gennaio prevede la perdita dei diritti sindacali per chi non lo sottoscrive. Peccato che ci sia fresca fresca una sentenza della Corte Costituzionale – quella relativa proprio al contenzioso tra la Fiat e la Fiom sul “modello Pomigliano” - che vieta l'esclusione di qualsiasi sindacato che si sia rifiutato di sottoscrivere un accordo. Un bel guazzabuglio legale, oltre che politico-sindacale, che potrebbe aprire scenari di conflitto su tutti i piani anche all'interno del maggiore sindacato italiano.
“Faranno la fine dei Cobas”, mormorano i burocrati di Corso Italia quando parlano di Landini e della tute blu. Ed è probabile che, a conclusione del Congresso di Rimini, in maggio, o anche prima - se il “commissariamento” della Fiom avvenisse nelle prossime settimane – diventi un fiume quello che è ancora un torrente: delegati, iscritti e persino qualche dirigente Cgil che confluiscono nell'Usb (sull'esempio di Maurizio Scarpa, fino a un mese fa vice-presidente proprio del Direttivo Nazionale, e Franca Peroni).
Dal sito:http://www.contropiano.org/lavoro-conflitto/item/22499-rottura-definitiva-tra-camusso-e-landini

lunedì 24 febbraio 2014

NAPOLITANO HA CALATO L'ASSO....

Il neo ministro dell'Economia del governo Renzi, Pier Carlo Padoan.

Il neo ministro dell'Economia del governo Renzi, Pier Carlo Padoan.
di Franco Fracassi

«La riforma Fornero è stato un passo importante per la risoluzione dei problemi dell'Italia», dichiarò un anno fa il neo ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Ex dirigente del Fondo monetario internazionale, ex consulente della Bce ed ex vice segretario dell'Ocse, Padoan è di casa tra i potenti del mondo.

Scelto personalmente dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e osannato dai grandi media italiani, il neo ministro non è stimato da tutti gli economisti, soprattutto da quelli non liberisti. Sentite cosa scrisse di lui sul "New York Times" il premio Nobel per l'economia Paul Krugman: «Certe volte gli economisti che ricoprono incarichi ufficiali danno cattivi consigli; altre volte danno consigli ancor peggiori; altre volte ancora lavorano all'Ocse».


Padoan era responsabile dell'Argentina per conto del Fondo monetario internazionale nell'anno in cui il Paese sudamericano fece default.

A cosa si riferiva Krugman? Padoan è stato l'uomo che ha gestito per conto del Fondo monetario internazionale la crisi argentina. Nel 2001, Buenos Aires fu costretta a dichiarare fallimento dopo che le politiche liberiste e monetariste imposte dal Fmi (quindi, suggerite da Padoan) distrussero il tessuto sociale del Paese. In quegli anni il neo ministro si occupò anche di Grecia e Portogallo. Krugman scrisse in un altro articolo che furono proprio le ricette economiche «suggerite da Padoan a favorire la successiva crisi economica nei due Paesi».

Ecco cosa dichiarò Padoan a proposito della crisi greca: «La Grecia si deve aiutare da sola, a noi spetta controllare che lo faccia e concederle il tempo necessario. La Grecia deve riformarsi, nell'amministrazione pubblica e nel lavoro». In altre parole, Atene avrebbe dovuto rendere il lavoro molto più flessibile, alleggerendo (licenziando) la macchina della pubblica amministrazione. Nel marzo del 2013, quando la Grecia era sull'orlo del collasso, l'allora numero due dell'Ocse suggerì più esplicitamente: «C'è necessità che il governo greco adotti una disciplina di bilancio rigorosa e di un continuo sforzo di risanamento dei conti pubblici, condizioni preventive per il varo di misure a sostegno dello sviluppo».


Padoan è stato per quattro anni responsabile per conto del Fmi della Grecia. Successivamente, ha influenzato le politiche economiche di Atene in qualità di vice presidente dell'Ocse.

domenica 23 febbraio 2014

R.I.P.



Una voce tra le più belle,un artista,un grande uomo che ha segnato la mia infanzia quando per la prima volta ascoltai la sua voce nelll'album di debutto del Banco Mutuo Soccorso del 1971,ci ha lasciato.Requiem in pace Francesco.


venerdì 14 febbraio 2014

RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA CGIL...CAMUSSO FUORI DAI COGLIONI


Inaudita aggressione a Milano!


Comunicato de “Il sindacato è un’altra cosa”. Inaudita aggressione a Milano. Chiediamo le dimissioni di Susanna Camusso
Condanniamo la gravissima aggressione subita dal compagno Giorgio Cremaschi e da altre compagne e compagni aderenti al documento congressuale “Il sindacato è un’altra cosa” a Milano, nel corso di un’assemblea CGIL con la presenza di Susanna Camusso.
L’assemblea era già di per sé un fatto inusuale, in quanto erano convocate solo categorie con i gruppi dirigenti favorevoli all’accordo del 10 gennaio ed esclusa la FIOM, che aveva protestato pubblicamente.
Un gruppo di compagne e compagni aderenti al documento alternativo, tra cui delegati delle categorie formalmente presenti in assemblea e Giorgio Cremaschi, primo firmatario del documento, si è quindi presentato all’incontro. Lo scopo era distribuire un volantino contro l’intesa sulla rappresentanza, che ricordava la singolare coincidenza tra l’assemblea per il si al testo unico sulla rappresentanza ed il 14 febbraio 1984, giorno del Decreto Craxi per il taglio alla Scala Mobile dei salari. Inoltre si volevano esercitare i diritti della minoranza con un intervento nel l’assemblea.
I compagni indossavano anche cartelli con il no all’accordo.
Il primo problema con il servizio d’ordine è sorto in quanto si voleva impedire ai compagni, che ne avevano pieno diritto, di accedere all’assemblea. Già lì il servizio d’ordine ha esercitato pesanti pressioni. Alla fine ai delegati è stato concesso di entrare purché lasciassero i cartelli. Solo Cremaschi ha potuto conservare il cartello che diceva no all’accordo.
Una volta in sala i nostri compagni hanno seguito in assoluto silenzio la relazione e all’apertura del dibattito Nico Vox,delegato della funzione pubblica, ha chiesto di poter intervenire come unico intervento di dissenso tra i tanti già programmati.
Subito tutto il gruppo di delegati dissenzienti è stato circondato dal servizio d’ordine che impediva a Nico Vox di avvicinarsi alla presidenza. Susanna Camusso si avvicinava al gruppo e anche a lei veniva rivolta la richiesta che Nico potesse  parlare, senza ricevere risposta. Si rispondeva  invece dal palco dicendo che si poteva parlare in altre sedi. Alle proteste del gruppo di delegati seguiva una violentissima aggressione da parte del servizio d’ordine. I compagni venivano brutalmente spintonati, insultati minacciati. Giorgio Cremaschi veniva gettato nelle scale e solo per fortuna non ha riportato danni mentre Nico Vox doveva ricorrere all’ospedale.
Quello avvenuto è un atto senza precedenti nella vita della CGIL, dove i più aspri dissensi non sono mai stati affrontati con la violenza fisica e le minacce personali. Il senso profondamente antidemocratico dell’accordo sulla rappresentanza inquina già tutta la vita interna della CGIL, ma è  evidente che qui si è passato il segno.
L’esecutivo nazionale de “Il sindacato è un’altra cosa” esprime piena condivisione e solidarietà verso i compagni Giorgio Cremaschi, Nico Vox e verso tutti gli aggrediti. I compagni colpiti verranno tutelati in tutte le sedi, ma è chiaro che la responsabilità politica della segretaria generale della CGIL è enorme.
Al direttivo della CGIL convocato per il 26 febbraio verrà presentata una mozione di sfiducia verso Susanna Camusso che si è 

Milano. Dissidenti aggrediti dal servizio d'ordine in un'assemblea Cgil

BELLA LEZIONI DI DEMOCRAZIA DELLA CAMUSSO E DEI SUOI SCAGNOZZI.CHI DISSENTE E CERCA DI CAMBIARE IL SINDACATO DALL'INTERNO VIENE TRATTATO COME CREMASCHI.

A GIORGIO TUTTA LA MIA SOLIDARIETÀ.

In Cgil la dialettica interna si esprime ormai a spinte e botte. Stamattina, durante un'assemblea organizzata a Milano soltanto per le categorie i cui gruppi dirigenti si sono espressi senza riserve per il “sì” all'accordo del 10 gennaio sulla rappresentanza, un gruppo di delegati aderenti al documento congressuale alternativo “Il sindacato è un'altra cosa” – tra questi Giorgio Cremaschi, componente del Direttivo Nazionale – si è presentato volantinando le ragioni della propria opposizione. L'assemblea non prevedeva la presenza di quelle categorie apertamente contrarie (come la Fiom) all'accordo, né di quelle che hanno espresso “forti perplessità” (come pensionati, scuola e università, ecc).

Il servizio d'ordine ha prima bloccato all'esterno i “dissidenti”, poi tra qualche spinta e molta trattativa – tra l'altro Cremaschi, come dirigente nazionale, ha il diritto di partecipare a qualciasi assemblea della Cgil – sono stati fatti entrare.
Al termine della relazione introduttiva Nico Vox, delegato dell'istituto milanese “Don Gnocchi”, nel quale il documento alternativo ha vinto il congresso – quindi della Funzione Pubblica, perciò “avente diritto” a presenziare all'assemblea – ha chiesto di parlare per spiegare le ragioni del disaccordo prima della prevista raffica di dirigenti favorevoli “senza se e senza ma”.
A quel punto il gruppo di delegati critici è stato circondato dal servizio d'ordine, con Susanna Camusso a pochi metri di distanza, mentre dalla presidenza si inveiva gridando “avete altre sedi dove parlare, non qui”. Ad un certo punto la “pressione” è diventata un'aggressione vera e propria, con i delegati che sono stati letteralmente spintonati fuori dalla sala. Nico Vox ha riportato varie contusioni nella mischia rugbistica, mentre dal gruppo di delegati si gridava contro la “Corea del Nord” in cui si sarebbe a questo punto trasformata la Cgil.
"Noi contestiamo l'accordo sulla rappresentanza e abbiamo presentato un volantino in cui si ricorda che è il trentesimo anniversario del decreto di Bettino Craxi che abolì la scala mobile - spiega Cremaschi - Riteniamo che l'accordo del 10 gennaio sia altrettanto grave". "A questa assemblea non è stata invitata la Fiom ed è un'assemblea assurda di coloro che sono per il sì. Volevamo che un nostro delegato potesse formalmente intervenire, hanno reagito con violenza fisica per impedire le nostre richieste di intervento". "Anche la Camusso è responsabile perché è venuta da noi, le abbiamo chiesto di intervenire, ma non ha fatto nulla".
Cremaschi ha subito dopo stigmatizzato l'”aggressione fisica e il clima di arbitrio” che si respira ormai nel sindacato di Corso Italia. Ha anche definito questa estromissione un “atto gravissimo, i primi effetti dell'accordo incostituzionale sulla rappresentanza sindacale”. Per la stessa affermazione Fabrizio Burattini – altro componenete “dissidente” del Direttivo Nazionale Cgil – è stato deferito ai probiviri (o come si chiamano ora...).
La democrazia, anche in Cgil, è ormai alle nostre spalle...
Il video: http://video.repubblica.it/edizione/milano/scontro-cgil-fiom-schiaffi-e-spintoni-all-incontro-con-camusso/155919/154414

mercoledì 5 febbraio 2014

IERI SI E’ SUICIDATO PEPPE, “UNO DI NOI”, UNO DEI 1.400 CASSINTEGRATI FIAT SENZA FUTURO



ALTRO CHE “DISTURBI PSICHICI O DEPRESSIONE PER QUESTIONI FAMILIARI”, PEPPE E’ STATO AMMAZZATO: DALLE COMPLICITA’ POLITICHE, SINDACALI ED ISTITUZIONALI COL “PIANO” DI MARCHIONNE CHE HA MANDATO A ROTOLI LA FIAT PRECIPITANDO I LAVORATORI E LE LORO FAMIGLIE NELLA DISPERAZIONE, E CHE STA DISTRUGGENDO L’INTERA ECONOMIA TERRITORIALE

PEPPE E’ STATO DEPORTATO CON ACCORDO SINDACALE DALLA FIAT POMIGLIANO AL REPARTO-CONFINO “LOGISTICO” DI NOLA NEL MAGGIO 2008 E DA ALLORA COLLOCATO CON ALTRI 300 OPERAI IN CASSA INTEGRAZIONE GUADAGNI SENZA FINE IN QUANTO TALE REPARTO, IL WCL DI NOLA, NON E’ MAI ENTRATO IN FUNZIONE PERCHE’ LA LOGISTICA, IN UNA FABBRICA AUTOMOBILISTICA, E’ NECESSARIAMENTE SVOLTA ‘IN LOCO’ ESSENDO FUNZIONALE ALL’ALIMENTAZIONE  DEI PARTICOLARI DA ASSEMBLARE ALLE SCOCCHE NELLE LINEE DEL MONTAGGIO CARROZZERIA. IL WCL DI NOLA SINTETIZZA AL MASSIMO LE FROTTOLE INDUSTRIALI DELLA FIAT PLAUDITE DA ANNI DALL’INTERO QUADRO POLITICO-ISTITUZIONALE E SINDACALE

“Non è finita compagno, perché non hai mai abbassato la testa… non hai mai detto “si” a comando… non hai accettato che altri patissero affinché tu avessi un posto… tutti devono tornare in fabbrica… o tutti o nessuno… e lo dicesti da subito con il tuo NO forte e deciso al referendum… con i tuoi picchetti… volantinaggi… gridando da quel megafono per far sentire a chi entrava, nascondendo il suo viso, che solo l’unità dei lavoratori era la risposta giusta al ricatto ed alla bugie di Marchionne”.Non ci lasci, ci sei, più di prima… noi non molliamo… come non hai mollato tu!

 Slai cobas  Pomigliano d’Arco, 5/2/2014

FACCIAMO FUORI LA CAMUSSO?


Conferma piena: Camusso vuol "processare" Landini
Cinque giorni dopo gli articoli di Contropiano e Pagina99, arriva non solo la conferma dell'intenzione di Susanna Camusso di "processare" Maurizio Landini, ma addirittura la lettera interna con cui "il segretario generale" - al maschile, come ama essere chiamata - si rivolge al Collegio Statutario per chiedere se il percoros ipotizzato sia praticabile.
Le "smentite" diffuse dal portavoce di Camusso, Massimo Gibelli, anche via Facebook e persino su Contropiano, sono state smontate stamattina da Il Fatto Quotidiano - che mantiene la pessima abitudine dei "grandi giornali" di non nominare mai i "concorrenti" che hanno dato per primi, e con largo anticipo, la notizia.
Ma almeno ora tutti si possono misurare con la "bomba" che Camusso ha seminato sulla strada del congresso Cgil. Se questo è il trattamento post-congressuale immaginato per un segretario generale di categoria - tra l'altro firmatario della sua stessa mozione di maggioranza - ognuno può facilmente immaginare cosa sarà riservato ai "dissidenti" palesi in questa bataglia.
Il rischio, evidente, è che moltissimi dirigenti, delegati e semplici iscritti siano - dopo maggio  - estromessi da ogni incarico e accompagnati alla porta. La via del "sindacato unico di regime", chiaramente tracciata nel "testo unico" sulla rappresentanza concordato insieme a Cisl, Uil e Confindustria, è del resto incompatibile con l'esistenza di aree "disomogenee" rispetto a una linea di politica sindacale che mette al centro l'intangibilità degli interessi aziendali.
Probabile, dunque, che Scarpa e Peroni - passati nei giorni scorsi dalla Cgil all'Usb - siano stati solo gli apripista per una valanga di militanti sindacali indisponibili a fare da supporto al  regime. Come camusso pretende.
Il segretario della Fiom, naturalmente già avvertito dell'attacco in  preparazione da parte di Camusso, prova comunque a far finta di nulla, da buon militante d'organizzazione. «Se la Cgil» fosse davvero pronta a denunciare la Fiom agli organi di garanzia del sindacato sull'accordo sulla rappresentanza «sarebbe un fatto gravissimo».
«Non ne so nulla, per quello che mi riguarda abbiamo chiesto alla Cgil di ottenere che i lavoratori possano votare e decidere sugli accordi», ha dichiarato il segretario della Fiom, «una richiesta di democrazia minima. Se a una richiesta simile ci fosse una risposta della Cgil di questa natura attraverso gli organi di garanzia del sindacato», ha constatato Landini, «sarebbe un fatto gravissimo».
Comunque, ha concluso, «quello che mi interessa è concentrarmi su Electrolux, su Fiat, sui lavoratori in cassa integrazione, su chi è in difficoltà e non ha un lavoro: dobbiamo concentrarci su questi temi».
Niente politica, insomma. Almeno sulla stampa. Che è poi il terreno su cui il segretario confederale ha deciso di "ridimensionare" una volta per tutte il popolarissimo leader dei metalmeccanici.
Una volta impeditogli - anche solo per autocensura - di campeggiare sulle prime pagine, sarà molto più semplice - e indolore - per la Camusso "regolare i conti all'interno della Cgil". Senza fare prigionieri, come avrebbe detto Cesare Previti

5/2 La lettera di Susanna Camusso...da "Il Fatto"       
Mercoledì 05 Febbraio 2014
“Io sottoscritta Susanna Camusso, tessera numero 718519 del 2013 (non essendomi ancora stata consegnata la tessera 2014), (...) chiedo al Collegio Statutario di appurare se è coerente o consentito che il Segretario Generale di una Categoria, nel caso Fiom-Cgil, affermi che le decisioni del Comitato Direttivo non sono per lui e per la sua categoria un vincolo, e che non essendo vincolato discuterà con la Fiom-Cgil e i delegati quello che c’è da fare. Dichiarazioni (che allega a parte, ndr) rese nell’intervento al Comitato Direttivo e reiterate ripetutamente alla stampa. Chiedo, inoltre, al Collegio Statutario se si è in violazione della norma, come si possa determinare il rimedio o la sanzionabilità del comportamento stesso“.
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L'articolo de l Fatto:
Cgil, Camusso chiede la scomunica di Landini: “Devono processarlo”
Il segretario del sindacato, con una lettera scritta di suo pugno, chiede al Collegio statutario del sindacato se sia possibile punire il numero uno della Fiom. Al centro delle polemiche, le critiche del leader dei metalmeccanici per l'accordo firmato con Confindustria sulla rappresentanza
di Salvatore Cannavò
Se la domanda che Maurizio Landini aveva posto a Susanna Camusso nel corso dell’ultimo direttivo nazionale della Cgil era: “Che fai mi cacci?”, la risposta è di marmo: “Sì, ci provo”. Questo è il senso del documento che pubblichiamo in questa pagina e che dimostra il tentativo del segretario della Cgil di sanzionare sul piano disciplinare quello che ormai è il suo nemico numero uno in Cgil, Maurizio Landini. Camusso, infatti, in qualità di iscritta alla Cgil “con tessera n° 718519” ha inviato una lettera al Collegio Statutario della Cgil (leggi il testo) per sapere se il segretario della Fiom possa ritenersi non vincolato alle decisioni del Comitato direttivo della Cgil e quale rimedio o sanzione possa essergli comminato. La lettera è del 22 gennaio 2014 con la firma in calce del segretario generale della più grande organizzazione sindacale in Italia. La quale, nel vivo della crisi sociale e dello stesso congresso della sua organizzazione, si espone in prima persona nel tentativo di sanzionare uno degli esponenti più in vista del suo stesso sindacato, segretario della categoria più rappresentativa e storica della Cgil: i metalmeccanici.

Landini potrebbe vedersi comminata una sanzione che va dal “biasimo scritto” fino “all’espulsione” passando per la “sospensione della carica” da 3 a 12 mesi o per “la sospensione delle facoltà di iscritto”. Il Collegio statutario nazionale della Cgil, formato da Wilma Casavecchia, Enza Severino e Michele Gentile, ha risposto due giorni fa ai due quesiti della Camusso. Nella Cgil, scrivono, è previsto il diritto al dissenso e “la salvaguardia della pari dignità delle opinioni a confronto prima della decisione”, ma secondo l’articolo 6 lo Statuto prescrive “l’unicità dell’organizzazione”. Quindi, “prima delle decisioni” si può discutere liberamente in nome del diritto al dissenso, ma “dopo le decisioni degli organismi dirigenti competenti” scatta il principio della “unicità dell’Organizzazione” che, a quel punto, è rappresentata dalle decisioni assunte dall’organismo stesso. “Ne consegue – si legge nel testo del Collegio – che comportamenti difformi o assunti in violazione di detti valori rappresentano, una volta accertati, inadempienza statutaria”. Si fa riferimento, quindi, allo Statuto della Cgil, Titolo V, articolo 26 là dove si prescrivono le “sanzioni disciplinari” possibili per l’iscritto. Che, come abbiamo visto, sono di quattro gradi. In quel caso a esprimersi sono i Comitati di garanzia interregionali (quello del centro per Landini) e, nel caso di ricorso avverso, il Comitato di Garanzia nazionale.

Il percorso è lungo e affonda nelle tecniche di funzionamento di un’organizzazione complessa come la Cgil. Ma il passo di Camusso è un segnale fortissimo sul piano dei rapporti interni. Un passo “tipico del personaggio” dice chi la conosce bene e che Camusso fece già quando, da segretaria regionale in Lombardia, mosse una procedura contro la segretaria milanese della Fiom, Maria Sciancati, poi ritirata.

Il caso attuale, invece, nasce dall’accordo sulla Rappresentanza che la Cgil ha firmato insieme a Cisl, Uil e Confindustria. Un accordo che, sostanzialmente, stabilisce dei criteri nuovi per sancire la rappresentatività di un sindacato (il 5 per cento tra consensi e iscritti); la presenza del 51 per cento dei mandati, a livello aziendale o nazionale, perché un accordo sia valido; la sanzionabilità di scioperi da parte di strutture sindacali o di Rsu contro gli accordi siglati e, infine, l’istituzione di commissioni arbitrali formate, pariteticamente, dai sindacati confederali e dagli imprenditori, nel caso di divergenze.
Landini ha tuonato contro questo testo giudicandolo lesivo dell’autonomia della categoria e dei diritti costituzionalmente definiti di quei lavoratori. In quell’occasione terminò il proprio intervento con queste parole: “Se si pensa che qui decidiamo tutto a me e alla Fiom non mi avete vincolato e discuterò con la Fiom e i delegati su quello che c’è da fare. Sappiatelo con precisione”. Nelle sue conclusioni Camusso non si tirò indietro: “Sono state fatte una serie di affermazioni (…) su alcune di queste la parola spetterà ai nostri organismi di garanzia”. Detto, fatto.

domenica 19 gennaio 2014

Scontro aperto tra Cgil e Fiom


“Vi faccio gli auguri, una cosa così nei luoghi di lavoronon passerà mai”. L’intervento del segretario generale della Fiom Maurizio Landini al Comitato direttivo della Cgil è stato come molti si aspettavano: duro e puntuale. Duro, perché ha preso di petto frontalmente l’accordo tra Cgil, Cisl e Uil e Confindustria firmato nei giorni scorsi, “stiamo facendo un errore strategico”, dice; puntuale, perché sottolinea che quel testo mette completamente in mora il ruolo dei rappresentanti sindacali.
f01pol1-f01-camusso-landini-foto-emblemaInsomma, in un momento di forte crisi della poiltica e in cui anche “fare il sindacato” non è certo gratificante, pensare di sanzionare quei rappresentanti sindacali che dovessero dissentire dalle decisioni presi dai livelli superiori vuol dire aver trovato un modo per spingerli ad andarsene. E Maurizio Landini, che ha fatto un intervento di un quarto d’ora quasi tutto d’un fiato e con un tono all’attacc, tanto che poi non sono mancate le domande su un eventuale addio alla Cgil, lo dice con chiarezza. Lo dice anche con l’asprezza di chi tocca i punti nevralgici della questione. Anche perché un minuto dopo i delegati, appresso c’è la condanna a morte delle varie categorie sindacali Certo,magari rimarrà anche una segreteria nazionale e un comitato direttivo, ma territori e Rsu sono destinati all’immiserimento. E questo la Fiom, sottolinea il segretario della Fiom, non potrà mai accettarlo.
Poi Landini si è anche ricordato, mettendolo in premessa del suo intervento, che lui è anche un membro del Comitato direttivo della Cgil. E sul quel terreno non è che Susanna Camusso se la cava tanto meglio. “Che bisogno c’era di chiudere in fretta e furia l’accordo” sul cosiddetto regolamento in questi giorni? Ha chiesto Landini. Cosiddetto, perché lui la tesi che il testo di gennaio non abbia cambiato niente rispetto al 31 maggio dell’anno scorso quando si fece l’accordo quadro, la rifiuta. Lo contesta su almeno due punti: le sanzioni verso chi dissente, e le deroghe che possono essere introdotte a livello aziendale, così come prevede l’accordo del 28 giugno.
Insomma, ce ne è abbastanza per chiedere che su tutta questa materia siano gli iscritti alla Cgil a decidere attraeverso il voto. Landini lo chiede non perché sia molto arrabbiato, bensi perché sono le regole interne stesse della Cgil che lo contemplano. Regole che Camusso ha bypassato sportivamente infischiandosi anche del fatto che il congresso ormai è alle porte. Del resto, in calce al “regolamento” c’è scritto che un po’ di tempo per ripensarci ci sta.
C’è un’altra questione che potrebbe bloccare tutta la macchina del consenso all’accordo. Ed è il ricorso per vie legali. A chiederlo è sicuramente Giorgio Cremaschi, che al momento del voto ha dichiarato di voler uscire dall’aula proprio per questo motivo. E poi, esattamente come nella vicenda Fiat, che per certi aspetti sembra ricalcare quella del “regolamento”, c’è il rischio di una valanga di ricorsi da parte dei singoli lavoratori, che si vedono espropriati di un diritto costituzionale, e quello degli altri sindacati che in quanto non firmatari non potrebbero partecipare alle elezioni delle Rsu.
Che congresso possa venir fuori da un caos del genere ancora non è possibile prevederlo con certezza. Di sicuro la Fiom aggiungerà un “quinto emendamento”, quello contro il “regolamento” appunto. Sarà sufficiente per rompere definitivamente il patto di maggioranza? Per il momento  Landini si tiene le mani libere. E non manca però di sottolineare: ”L’accordo sul congresso al contrario di altri io l’ho fatto con lealtà”.

FABIO SEBASTIANI

da Liberazione.it